19 November 2018

INGV: una deformazione del territorio ha preceduto il terremoto de l’Aquila

Lo hanno osservato gli scienziati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia INGV con una ricerca iniziata nel 2011. Si tratterebbe di una deformazione della superficie topografica (subsidenza) di circa 15 mm, all’interno di due bacini in prossimità dell’area epicentrale del terremoto dell’Aquila del 2009, legata probabilmente alla fase preparatoria del terremoto stesso.

La previsione dei terremoti, come ben sappiamo, è al momento impossibile, tuttavia un importante contributo potrebbe arrivare dalle tecniche interferometriche satellitari, in grado di misurare le deformazioni della superficie terrestre e fornire informazioni utili sulla probabilità di accadimento di un evento sismico in una determinata zona.

A tale conclusione è giunta una ricerca, iniziata nel 2011 e durata circa 6 anni, condotta dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Civile e Meccanica (DICeM) dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio meridionale e il Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile-Architettura e Ambientale (DICEAA) dell’Università dell’Aquila. Lo studio New insights into earthquake precursors from InSAR, pubblicato su Scientific Reports del gruppo NATURE (www.nature.com/articles/s41598-017-12058-3), ha identificato e misurato una deformazione della superficie topografica (subsidenza) di circa 15 mm, all’interno di due bacini in prossimità dell’area epicentrale del terremoto dell’Aquila del 2009, iniziata circa tre anni prima dell’evento sismico e probabilmente legata alla fase preparatoria del terremoto.

“La deformazione osservata prima del terremoto”, spiega Marco Moro, ricercatore INGV e primo autore del lavoro, “è stata indotta dal cedimento di alcuni livelli stratigrafici, causato dal progressivo abbassamento delle falde acquifere superficiali, determinato, a sua volta, dalla migrazione dei fluidi in profondità”. E’, infatti, noto in letteratura che, prima di un evento sismico, le rocce presenti nel volume della zona ipocentrale (volume focale) sono soggette ad uno sforzo di taglio, con conseguente formazione di fratture.

Insomma, un importante passo avanti nello studio di questi fenomeni catastrofici e chissà mai se un domani si potrà anche riuscire a prevederli.

Report Luca Angelini

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