28 November 2020

Innevamento emisfero, come siamo messi? Quanto freddo si prepara al Polo?

La stagione avanza. Arrivati a due terzi dell’autunno (meteorologico) si inizia a guardare avanti per capire che potenzialità si vanno predisponendo nella fabbrica del gelo sulla calotta polare. Per questo siamo andati a scorrere i dati (che potete consultare tranquillamente anche voi in questa apposita pagina) relativi allo stato dell’innevamento emisferico, in comparazione con la media e con gli anni precedenti.

Ebbene, possiamo dire di essere nei limiti di tolleranza della media. La superficie innevata sulla calotta polare è in linea con quella registrata negli anni 2000, che non è una media climatica (questa infatti presuppone periodi minimi di analisi par a 30 anni), ma è comunque un buon punto di riferimento per il nostro più semplice scopo di controllo. Inoltre c’è da osservare che secondo un indice predittore sperimentale noto come “Snow Advance Index – SAI“, la progressione dell’innevamento emisferico al ritmo attuale sembrerebbe correlata statisticamente ad un andamento piuttosto disturbato del Vortice Polare nella successiva stagione invernale, il che propende per una maggior probabilità di discese fredde in direzione delle medie latitudini.

Per quanto riguarda l’estensione, poco più di 19 milioni e 400 mila chilometri quadrati di superficie ricoperta di neve sono l’ultimo dato rilevato dal satelliti ambientali, che corrispondono alla porzione bianca rappresentata nell’immagine in alto. In giallo il ghiaccio, quello che ha resistito e che si sta faticosamente ricomponendo dopo l’ablazione estiva la cui estensione si pone attualmente all’ultimo posto rispetto agli anni precedenti, in termini di estensione e concentrazione.

Bene, accertato lo stato dell’innevamento emisferico, non rimane che valutare l’andamento della circolazione atmosferica al di sopra del Polo, ovvero il cosiddetto Vortice Polare. Secondo le più recenti elaborazioni numeriche d’ensemble (probabilistiche), l’andamento dell’apposito indice NAM e derivati, sembra puntare verso un certo (fisiologico) rafforzamento della circolazione circumpolare, con sedimentazione del freddo entro il Circolo Polare Artico. Spetterà poi all’inverno utilizzare o meno questa risorsa in direzione delle medie latitudini e questo naturalmente, statistica a parte, è un particolare che al momento nessuno può sapere.

Luca Angelini

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