27 November 2020

Inquinamento, ne abbiamo i polmoni pieni

Le condizioni meteorologiche incidono significativamente sulla concentrazione degli inquinanti. Forse qualcuno di voi non sa che la concentrazione degli inquinanti è sottoposta a previsione e a tale scopo vengono utilizzati appositi prodotti numerici, che procedono a simularne l’evoluzione nel tempo. Dovete anche sapere che i composti chimici inquinanti comportano una pericolosità a doppio corpo per la nostra salute: per prima cosa, quando sono allo stato aeriforme, sono dannosi per la loro inalazione poi, se vengono dilavati dalle precipitazioni, diventano dannosi poichè passano nella catena alimentare.

Gli studi epidemiologici hanno mostrato una correlazione tra le concentrazioni di polveri in aria e la manifestazione di malattie croniche alle vie respiratorie, in particolare asma, bronchiti, enfisemi. A livello di effetti indiretti inoltre il particolato agisce da veicolo per sostanze ad elevata tossicità, quali ad esempio gli idrocarburi policiclici aromatici ed alcuni elementi in tracce.

L’accumulo delle sostanze inquinanti si verifica tipicamente durante i mesi autunnali e invernali, caratterizzati da assenza di vento e da condizioni atmosferiche più stabili. Nei mesi invernali il contributo della legna bruciata in ambito domestico supera il 40% del totale delle emissioni di polveri, ma tale contributo è anche più elevato nelle zone in cui il consumo della legna è più diffuso, raggiungendo anche massimi fino al 90%. La parte più rilevante delle emissioni derivate dall’uso della legna è da attribuire ai piccoli impianti domestici: ai caminetti aperti, caratterizzati da basse rese energetiche (e il cui utilizzo è spesso legato a ragioni estetiche e ricreative) e alle stufe tradizionali, molto spesso poco efficienti. Minori livelli emissivi si hanno soprattutto dalle stufe a pellet e, in misura meno significativa, anche da stufe a ciocchi di più recente fabbricazione (in quanto dotate di camere di combustione con migliore distribuzione dell’aria comburente).

In questo quadro, il contributo dato dal traffico veicolare, aereo, marittimo e dall’attività industriale fa il resto tuttavia in proporzione vi sorprenderà sapere che sono i nostri “romantici” caminetti ad inquinare di più.

L’espressione generale “PM” (Particulate Matter) definisce un “insieme di particelle solide e liquide” che si trova in sospensione nell’aria; in italiano esso viene indicato con il termine “particolato”. Con i termini PM10 e PM2,5 si indicano le frazioni di particolato aereo disperso aventi diametro aerodinamico inferiore rispettivamente a 10 e a 2,5 µm. Le dimensioni ridotte permettono al PM10 di penetrare attraverso le vie aeree fino a raggiungere il tratto tracheo-bronchiale, e al PM2,5 di penetrare più a fondo fino alla regione alveolare. Per questo motivo il PM2,5 viene spesso indicato con il termine “particolato fine”.

Il PM può avere origine primaria o secondaria.
Il particolato primario è originato in parte da fenomeni naturali (quali processi di erosione al suolo, incendi boschivi e dispersione di pollini) e in gran parte dalle attività antropiche, in particolare dal traffico veicolare e dai processi di combustione.
Il particolato secondario è dovuto alla compresenza in atmosfera di altri inquinanti, come NOx e SO2, che reagiscono con altre sostanze presenti nell’aria – prevalentemente ammoniaca – dando luogo alla formazione di solfati e nitrati d’ammonio.

In conclusione, vi lascio alcuni riferimenti grazie ai quali potrete approfondire ulteriormente questa delicata e importantissima tematica.

Fonte ARPAV VENETO http://www.arpa.veneto.it/arpavinforma/indicatori-ambientali/indicatori_ambientali/atmosfera/qualita-dellaria/livelli-di-concentrazione-di-polveri-fini-pm10

Fonte ARPA LOMBARDIA http://ita.arpalombardia.it/ita/legna_come_combustibile/HTM/pm10.htm

Fonte ARPA EMILIA ROMAGNA https://www.arpae.it/cms3/documenti/_cerca_doc/ecoscienza/ecoscienza2015_1/ES1_2015_servizio_combustione_legna.pdf

Luca Angelini

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