28 October 2020

Inquinamento atmosferico: l'ora dei tagli

gasL’inquinamento fa male all’ambiente ma soprattutto a noi. Vi siete mai chiesti per quale motivo in pochi abbiano posto l’attenzione sulle conseguenze dirette provocate dalle emissioni di gas nocivi derivanti dalla combustione fossile sulla nostra salute? Ebbene questi numeri ci sono, ne è stato discusso tempo fa alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici avvenuta a Lima, e sono impressionanti: circa 7 milioni di morti premature ogni anno nel mondo.

Le misure attualmente in vigore sarebbero già sufficienti a ridurre di 2 milioni di unità i decessi prematuri entro il 2040. Si stima che, entro tale data, circa 40 milioni di decessi sarebbero evitati se le concentrazioni di metano, carbone e altri inquinanti atmosferici venissero dimezzate in tutto il mondo entro il 2030. E qui, cari lettori, ci siamo dentro tutti, noi e i nostri figli.

Suona bene l’accordo recentemente stipulato tra l’est e l’ovest del mondo, ovvero tra Stati Uniti d’America e Cina, che rimangono i due maggiori produttori mondiali di gas inquinanti nell’atmosfera. Secondo i termini di quello che il 12 novembre Barack Obama ha definito un “accordo storico” tra Stati Uniti e Cina, gli USA raddoppieranno la velocità del loro attuale tasso di riduzione degli inquinanti, con la riduzione dei cosiddetti gas serra entro il 2025 del 26-28 per cento rispetto ai livelli del 2005.

Un po’ più reticenti i Cinesi, che si impegneranno a contenere le emissioni di tali gas in modo graduale a partire dal 2030. Resta inoltre aperto il problema del carbone, che attualmente soddisfa più del 70 per cento del fabbisogno di energia del paese in rapido sviluppo. La messa in funzione di centinaia di nuovi impianti a carbone è il motivo per cui nell’ultimo decennio la Cina ha scalzato gli Stati Uniti dal primo posto nella classifica globale degli emettitori di gas serra.

Nessuno dei due Paesi è al momento disposto a tagliare a zero quella fonte di energia. L’aspetto più importante forse è che il governo centrale cinese ha iniziato a parlare di un limite massimo allo stesso sfruttamento del carbone. Le statistiche mostrano che quest’anno, per la prima volta nell’ultimo secolo, il consumo di carbone in Cina è rallentato, diminuendo dell’1 per cento, secondo Greenpeace International. Si tratta di un segnale di speranza che indica che il picco nell’uso del carbone potrebbe essere raggiunto entro nel prossimo decennio.

Questo apre automaticamente altre strade, come quella del nucleare, ma anche altri problemi, altre reticenze. E intanto gli anni passano e questo modus vivendi, per quanto splendido in facciata, nasconde sempre quell’idea malsana di vedere sempre e solo tutto dal punto di vista dei dio denaro, anche a scapito del clima ma soprattutto della salute; la nostra.

Luca Angelini

Commenta per primo

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.