21 October 2020

Inverno a scoppio ritardato, nuove conferme

500Correva il giorno d Ognissanti quando anticipammo a grandi linee quanto iniziava ad emergere dall’analisi ragionata e soppesata degli indici predittivi, ovvero di quelle correlazioni climatiche che hanno valore statistico rilevante ai fini di una proiezione di tipo stagionale. Ebbene quel primo di novembre suggerimmo che l’inverno serio potrebbe concentrarsi soprattutto su quel periodo che andrà dalla seconda metà di gennaio, o addirittura da febbraio, sino al termine.

Le analisi attuali, alla luce dei medesimi indici aggiornati di fresco, conferma questa ipotesi, dandole dunque maggior credibilità. Come potrebbero andare allora le cose?

In buona sostanza la prima parte dell’inverno, da dicembre fino alla metà di gennaio, vedrà ancora protagoniste le correnti atlantiche e quindi le piovose perturbazioni tipiche dell’oceano. La neve pertanto potrà cadere, magari anche copiosa, ma solo sui rilievi montuosi, prevalentemente a quote medio alte. Ciò non significa a priori che escludiamo la possibilità di nevicate in pianura per l’intero mese di dicembre, ma solo che quest’ultimo evento risulta davvero poco probabile.

Ma ecco che ci inoltriamo nella stagione: le conseguenze dell’inversione totale da parte dei venti stratosferici (indice QBO negativo) e delle temperature atlantiche un po’ più calde della norma alle medie latitudini (indice AMO leggermente positivo) tenderanno a far rallentare il flusso portante, che quindi inizierà ad ondulare anche vistosamente lungo i meridiani. Dapprima (prima metà di gennaio) potrebbe essere l’anticiclone delle Azzorre a tentare l’attacco al Polo, con le prime irruzioni di aria molto fredda da nord, dall’Artico verso il Mediterraneo centrale e l’Italia.

genIn seguito (seconda metà di gennaio, mese di febbraio) l’asse anticiclonico, messo in difficoltà dal peso ormai insostenibile da parte dell’aria molto fredda che ormai occuperà gran parte dell’Europa centro-settentrionale, tenderò a puntare verso nord-est, andando a posizionarsi alle alte latitudini, probabilmente tra Groenlandia e Scandinavia. Il Mediterraneo potrebbe così diventare crocevia di masse d’aria fredde in arrivo da nord-ovest, dal nord dell’Atlantico (che rimarrà comunque gran protagonista della scena quasi per l’intera stagione), e talora anche di masse d’aria freddissime in arrivo da nord-est (Russia) che confluiranno con le precedenti entro un asse depressionario probabilmente disposto proprio sul Mare Nostrum.

La situazione descritta, come avrete certamente capito, si presta ad essere la più favorevole ad una fase termicamente sotto la norma e, naturalmente, anche allo sviluppo di nevicate fino alle zone pianeggianti, soprattutto al nord e su parte del centro, probabilmente lungo il versante adriatico. Il sud per contro, potrebbe rimanere a tratti parzialmente influenzato da campi anticiclonici d natura subtropicale posizionati immediatamente a sud della depressione mediterranea.

Come vedete, Italia si colloca sempre quale ago della bilancia, poichè al confine tra fasce climatiche diverse, in perenne lotta tra nord e sud, tra clima temperato e clima subtropicale. La nostra analisi proseguirà alla luce dei risvolti meteo-climatici che si andranno snodando strada facendo. Seguiranno a breve altri interventi ad integrare le informazioni qui contenute sino a giungere ad uno scenario il più possibile in sintonia con quella che sarà la realtà dei fatti. Naturalmente vi aspettiamo su questa pagine.

Luca Angelini

 

 

 

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