14 July 2020

La difficoltà di prevedere un TEMPORALE spiegata in questa immagine

Dal sole al diluvio il passo è breve ma la percezione del tempo che ne abbiamo è ovviamente completamente diversa. E più una manifestazione meteorologica è vistosa, più ci aspetteremmo che sia prevedibile, e invece non è così. Ma come, proprio là dove c’è maggior bisogno abbiamo una minor capacità previsionale?

Tra tutte le strutture temporalesche nelle quali possiamo imbatterci ci sono alcune di piccole dimensioni, ma di grande potenza. Guardate l’immagine allegata, che si riferisce ad un rovescio temporalesco di repertorio (anno 2019) occorso sulla città di Torino.

Sulla città? Potremmo dire su una piccola parte, su un quartiere. Là sotto diluviava, probabilmente grandinava e c’erano intensi colpi di vento (tecnicamente downburst) e tutto intorno asciutto. Ecco la percezione opposta del tempo in una stessa città, laddove un temporale di pochi chilometri di diametro può causare il finimondo per alcuni e il nulla per altri. Per qualcuno la previsioni era sbagliata e per qualcun altro era corretta.

Da qui l’estrema difficoltà dal parte della modellistica numerica, nel localizzare un evento. Su una carta meteorologica la simulazione infatti viene calcolata sul punto di una griglia, una sorta di rete che, per via di una bassa risoluzione, ovvero delle sue maglie troppo larghe, a volte neanche lo vede un temporale così, perchè lo stesso può trovarsi all’interno della rete e non sul punto di calcolo. Da qui i possibili errori in sede di previsione, errori che possono sembrare grossolani ma che invece celano una insidia tecnica di base ancora oggi (e forse per sempre) purtroppo insuperabile.

Luca Angelini

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