18 January 2021

La neve: cos’è e come si prevede

La neve: croce e delizia, soprattutto per chi deve prevederla. Si, perchè prevedere il limite di una nevicata e fissare esattamente la quota alla quale i fiocchi di neve si trasformeranno in gocce di pioggia è quanto di più complicato e insidioso si possa immaginare. Ma cosa serve anzitutto affichè una normale giornata di tempo grigio possa trasformarsi in una suggestiva bianca sorpresa?

L’importante è avere gli ingredienti necessari: una buona quantità di aria fredda e una perturbazione in arrivo. Detto questo, occorre sapere che l’acqua passa allo stato solido a zero gradi ma questo non vale per le precipitazioni che cadono dal cielo. Il fatto che queste ultime cadendo attraversino strati d’aria a temperature sempre diverse presenta il primo problema.

Durante la caduta dalle nubi un fiocco di neve può incontrare strati d’aria a temperatura superiore allo zero dunque dovrebbe fondere ma non lo fa: perchè? Perchè il processo di fusione necessita di energia. E da dove arriva questa energia? Dall’aria. In altre parole il fiocco di neve, quando inizia il processo di fusione, sottare energia all’aria la quale inizia così a raffreddarsi. Il raffreddamento frena il processo di fusione e il nostro fiocco di neve può quindi scendere sotto il limite inizialmente identificato dello zero termico.

Questo processo microfisico ci suggerisce a questo punto un elemeno di essenziale importanza nel procedere alla nostra previsione della neve: più la massa d’aria attraversata dal fiocco è asciutta, più il processo di fusione richederà energia, più l’aria abbasserà la sua temperatura, quindi, alla fine, più in basso rispetto allo zero termico scenderà il fiocco di neve.

Nella pratica occorrono ora due preziosi strumenti: la temperatura dell’aria e quella dei bulbo umido, Quest’ultima è la temperatura alla quale si raffredderà l’aria quando tutta l’acqua in essa contenuta sarà evaporata fino a provocarne la saturazione. Il concetto può risultare non immediato, tuttavia il valore che a noi interessa è di semplice reperimento, dato che tale temperatura è rilevata dai termometri detti appunto “a bulbo umido” e riportata nei radiosondaggi. Se tale valore risulta pari o inferiore allo zero sull’intera colonna d’aria nevicherà, viceversa avremo pioggia.

Un secondo metodo, di natura più empirica ma approssimativamente valido ai fini di conoscere la qualità della neve che cadrà, ma soprattutto le quote che raggiungerà durante la sua caduta dalle nubi prima di diventare pioggia può essere questo:

1) Prendere nota della temperatura dell’aria e della dew point al suolo (dew point= temperatura di rugiada alla quale tutta l’umidità contenuta nell’aria condensa).
2) Sommare i due valori e dividere il risultato per 2.
3) Ripetere il medesimo procedimento per la temperatura alle quote isobariche superiori, in particolare a 925hPa e a 850hPa; se disponibili entrambi, altrimenti almeno uno dei due. Li troviamo di solito nei radiosondaggi ma li possiamo ricavare anche tramite i modelli a scala locale o, meglio ancora, dai meteogrammi che rivelano il profilo vertiale dell’atmosfera sulla nostra località. Otterremo a questo punto un certo valore per ogni quota analizzata: quel valore indica di quanti gradi scenderà la temperatura nel momento in cui inizierà la precipitazione. Ecco pronto in sostanza un nuovo profilo termico verticale della colonna d’aria all’interno del boundary layer, lo strato limite dei bassi strati dove viene decisa la qualità finale della neve che arriverà in pianura.

Ora, se l’intera colonna d’aria risulterà su valori negativi fino a 0°C (massa d’aria fredda e secca), la neve giungerà al suolo sotto forma di cristalli. La precipitazione sarà di piccole dimensioni ma fitta, presenterà diverse intercapedini d’aria al suo interno, dunque risulterà asciutta. Se al suolo o negli strati intermedi la temperatura si avvicinerà o raggiungerà anche per brevi tratti valori leggermente positivi, anche solo tra 0 e +1°C (presenza di aria più mite e umida), i cristalli tenderanno ad aggregarsi tra loro formando i tipici fiocchi. Avremo una precipitazione a larghe falde ma i fiocchi al loro interno conterranno già i primi elementi liquidi, dunque la neve si presenterà con caratteristiche complessive più bagnate e pesanti. Nell’ipotesi finale che i valori termici risultino superiori a quelli appena indicati, ossia in ambiente sopra zero, i nostri fiocchi fonderanno rapidamente e giungeranno al suolo sotto forma di pioggia.

Luca Angelini

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