22 September 2019

La NEVE in pianura, mai darla per scontata

Sembra facile, ma non lo è e allora si dà l’impressione di volersi sottrarre ad una previsione, di rimandare sino al fatto compiuto (o incompiuto). I meteorologi però – quelli veri, non quelli improvvisati o sedicenti – non si fanno trascinare e rimangono irreprensibilmente attinenti al protocollo.

Si, perchè mai come in una previsione di neve in pianura sull’Italia si devono applicare con rigore estremo i diversi passaggi analitici richiesti dalla filiera previsionale, mai come in questo caso occorre dimostrare quanto questa scienza sia complessa e quanto al professionista sia richiesto di emergere, di distinguersi rispetto al semplice avventore o amatore.

A proposito di grandi professionisti il meteorologo Andrea Corigliano dà indicazioni precise a riguardo: “la saccatura attesa riuscirà ad attivarsi sul Mediterraneo? Si formerà un minimo depressionario sui nostri mari? Quale sarà la sua posizione? Come si disporrà la circolazione ciclonica? Ci sarà una proficua interazione tra questa circolazione e le catene montuose? Quali saranno le aree maggiormente esposte? Quanta aria fredda sarà richiamata dalla depressione? Quanta aria mite? Sarà attivo lo scorrimento di aria mite su quella più fredda? Quanto si saranno raffreddati, nel frattempo i bassi strati dell’atmosfera? E la temperatura di bulbo umido? A che quota si posizionerà lo zero termico?

Domande, domande, domande… e si potrebbe ancora continuare. Domande alle quali occorre attendere tempi maturi per dare una risposta che sia sufficientemente attendibile. Dalla concatenazione di tutte queste risposte dipende la previsione della neve in pianura. Affermare che bisogna ancora aspettare prima di sciogliere la prognosi non vuol dire sottrarsi a una previsione. No, vuol dire dare valore a quella previsione. Vuol dire riempirla di scienza”.

Luca Angelini