4 December 2020

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La paura della NEVE e l’inutile spargimento di… sale

Mai che si impari dai Paesi nordici che con la neve hanno a che fare per molti mesi l’anno, anche se è pur vero che da quelle parti le nevicate sono diverse rispetto alle nostre. Essendo l’aria molto fredda anche povera di umidità, le nevicate più abbondanti avvengono infatti alle medie latitudini rispetto alle grandi città del nord Europa. Fatto sta che da noi le strade spesso diventano più bianche per il sale che per la neve.

Ma perchè mai verrà usato proprio il sale per fondere il ghiaccio e la neve? E che limiti ha questa procedura? Per comprenderlo dovremo semplificare alcuni concetti di microfisica concernenti il metaforfismo della neve.

Dobbiamo anzitutto sapere che la neve contiene sempre acqua, sia allo stato liquido (neve umida) che sotto forma di vapore (neve asciutta). Ebbene se accostiamo una molecola di vapore acqueo ad una molecola di sale notiamo che gli ioni positivi dell’acqua (ione= molecola carica elettricamente) tendono a combinarsi con gli ioni negativi del sale, impedendo così lo sviluppo dei primi cristalli. Possiamo dunque sfruttare le caratteristiche idrofile del sale (idrofilo= proprietà che fa assorbire acqua) per abbassare il punto di solidificazione dell’acqua.

Se l’acqua comune solidifica (congela) a 0°C, l’acqua salata solidificherà ad una temperatura caratteristica che si può calcolare con una semplice relazione matematica il cui risultato è detto “abbassamento del punto crioscopico“, ovvero di congelamento (dell’acqua in questo caso). Dal punto di vista fisico la combinazione dei vari ioni impedisce l’aggregazione dei cristalli di ghiaccio e innesca così il processo di fusione, il quale a sua volta sottrae calore alla miscela acqua-sale che quindi congela a temperature via via più basse degli 0°C man mano che si aggiunge sale al soluto, fino alla sua saturazione.

Due sono due i tipi di cloruri utilizzati per scopi viabilistici, il cloruro di sodio (sale a cucina per intenderci), impiegato a scopo preventivo prima di una prevista nevicata, il cloruro di calcio, adoperato direttamente sulla neve e sul ghiaccio durante o dopo una nevicata.

Il problema però nasce quando dobbiamo fronteggiare una nevicata importante, allorquando dovremmo spargere sale in proporzione allo spessore di accumulo, quantitativi anche ingenti che quasi mai effettivamente si distribuiscono. Ecco allora che la neve depositata sullo strato precedentemente fuso dal primo strato di sale, crea una patina di ghiaccio sulla quale va a depositarsi la nuove neve creando uno strato insidiosissimo e impraticabile, fonte dei problemi che tutti noi ben conosciamo.

Naturalmente percentuali di sali (cloruri) molto elevate provocano inoltre danni ambientali, pertanto sulle nostre strade vengono utilizzati comunemente quantitativi che permettono la fusione del ghiaccio e della neve a temperature della superficie non inferiori a -5, -6°C, confermando quindi, per talune circostanze, il problema di cui sopra.

Luca Angelini

La paura della NEVE e l’inutile spargimento di… sale