18 October 2021

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La ripartizione livellata della pressione

Non sempre i contrasti termici tra le varie latitudini risultano tirati.Nel cuore della stagione estiva ad esempio, l’andamento della pressione a livello sinottico, che ricordiamo essere strettamente legato a quello della temperatura, può risultare uniforme, tanto che su una carta di analisi possono non essere presenti nè centri di alta nè centri di bassa pressione.

In questo caso l’oscillazione della pressione più evidente è quello tra il giorno e la notte, quando si ha rispettivamente un piccolo aumento e una altrettanti piccola diminuzione. Non essendo però legati a moti ascendenti di tipi sinottico, tale status porta ad una quiete nei venti, i quali possono risultare presenti essenzialmente in caso di brezze locali.

In figura: atmosfera tranquilla di mezza estate sui laghi prealpini. La situazione tipica della pressione livellata garantisce una bella giornata di sole, rinfrescata da una debole brezza. La presenza di foschia e soprattutto i cumuli sui monti denota però la possibilità di locali e brevi temporali di calore pomeridiani o preserali in montagna.

La situazione apparentemente sembra di quelle più tranquille e in diversi casi effettivamente lo è. Non dobbiamo però pensare l’atmosfera come un piano, ma come un volume. In questo modo, se vogliamo davvero essere sicuri che la nostra ripartizione livellata della pressione ci porti il sole desiderato e non altre sorprese, dobbiamo verificare cosa accade neli strati superiori.

Teniamo presente infatti che durante l’estate, possono essere proprio queste le situazioni più insidiose che possono sfociare negli inaspettati temporali di calore, quei piccoli ammassi nuvolosi apparentemente innocui che rilevano però un qualche malessere lungo la colonna d’aria. Da qui l’analisi multilivello. Nel caso in cui la pressione livellata si riferisca ad un contesto anticiclonico blando in ulteriore fase di indebolimento e/o se alle quote superiori tende ad affluire qualche refolo di aria fresca, ecco determinarsi una situazione a rischio al bel tempo dato erroneamente per scontato, soprattutto per chi si reca in montagna.

Il riscaldamento pomeridiano dei suoli, ancor più marcato a causa dell’assenza di vento, può anzitutto espandere lo strato limite umido fino a quote superiori ai 3000 metri. In questo caso la forzatura di eventuali strati di inversione termica può portare a contatto questa aria calda con sacche più fresche presenti in altitdine e portare allo sviluppo di improvvisi seppur locali manifestazioni temporalesche pomeridiane a macchia di leopardo. La permanenza giorno dopo giorno di questa situazione vede inevitabilmente aumentare progressivamente tale attività temporalesca pomeridiana e introdurre una fase, lunga anche diversi giorni, durante i quali ci dovremo aspettare il classico tempo a “orologeria”, bello di notte e al mattino, più cupo se non addirittura temporalesco al pomeriggio e alla sera.

Luca Angelini

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