22 October 2018

La tremenda ondata di CALDO del luglio 1983 e il confronto con l’attuale

Correva il mese di luglio in quell’ormai lontano 1983. Un luglio già caldo, ma il peggio stava per arrivare, con una “supposta” da 27°C sul piano isobarico di 850 hPa (1.500 metri) il giorno 28 luglio alle 18,00 UTC.

Temperature altissime (per l’epoca), centri urbani trasformati in enormi sudari (cit. Andrea Baroni); valori da forno crematorio anche in collina e mostruosi fino a rispettabili quote.

“Abbiamo piazzato un carico da 11”-  pensai – “ed il 1983 rimarrà lassù in cima per secoli nel ranking dei mesi di luglio più caldi in assoluto”.

Eppure quei valori massimi (ma anche minimi perché no) ce li siamo mangiati in insalata in molte estati del nuovo millennio, nonostante temperature su quel livello isobarico assai più basse (ma un singolo valore a quella quota può determinare temperature molto diverse al suolo, è bene ricordarlo). E qui occorrerebbe scrivere una mezza enciclopedia per dipanare la matassa e per spiegare il motivo per cui lo scorso anno, con un valore limite di 25,2°C il giorno 2 agosto (da radiosondaggio), quindi inferiore al 1983 sebbene altissimo, arrivarono i 41-42°C, e localmente 43°C, con un filo di gas (anzi in pianura romagnola si ebbero il giorno 4 agosto con 24,8°C ad 850 hPa).

Ma a quei tempi quel luglio feroce destò sensazione, e peraltro a livello di temperature medie mensili è stato surclassato dal 2015. Se poi guardiamo all’estate nel suo complesso allora la situazione è quasi tragicomica, prendendo in considerazione i dati dei radiosondaggi attuali.

E a questo giro ci sta andando di lusso, poiché l’estate 2018 sta passando calda (ben più calda di quanto si provi “a sensazione”) ma almeno fino ad ora era mancata la “stoccata” estrema, che peraltro fa ancora in tempo ad arrivare.

Pierluigi Randi

La tremenda ondata di CALDO del luglio 1983 e il confronto con l’attuale