18 September 2021

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L’azione “fertilizzante” delle polveri del Sahara

Ancora una volta siamo alle prese con un pennacchio di polveri sahariane sollevato dal forti venti di Scirocco che spazzano l’entroterra nord-africano. Come vedete abbiamo parlato di “polveri” e non di “sabbia”. Questo perché quello che fa la differenza sono proprio le dimensioni microscopiche dei granelli sollevati dal vento.

Le tempeste di vento nel deserto vanno a immettere in atmosfera le polveri finissime che si sono accumulate nelle conche e nelle pianure del paesaggio desertico dove, in epoche remote, era presente acqua. Dato il loro peso minimo, possono galleggiare per settimane in atmosfera e percorrere anche distanze enormi.

Dunque se queste polveri in sospensione, analogamente a quelle sottili emesse nei processi di combustione, sono nocive per la salute (emesse in gran quantità ovviamente), risultano invece benefiche per l’ambiente. Esse svolgono infatti una funzione fertilizzante, sia per i mari e gli oceani, sia per la copertura vegetale continentale.

Una volta catturate dalle nubi e trascinate al suolo dalle precipitazioni, queste polveri rilasciano il loro contenuto di minerali, soprattutto ferro e fosforo, utilizzati sia dalle piante terrestri che dal fitoplancton marino. Note sono infatti le influenze benefiche di questi pennacchi di polveri sahariane sulle foreste dell’Amazzonia che per motivi legati alla circolazione generale dell’atmosfera, vengono raggiunte con maggior frequenza rispetto a noi, a dispetto della maggior distanza.

Dunque sotto Scirocco e cieli rossastri ritiriamo i panni e le auto, ma lasciamo che anche questo elemento della natura faccia il suo corso portando i suoi benefici silenziosi alle nostre piante e ai nostri mari.

Luca Angelini