20 October 2017

Le Heat Waves, onde di calore

Prima o poi deve arrivare, anzi, per essere precisi, la forbice temporale entro la quale statisticamente si verifica con maggiore probabilità è la fine della primavera e l’inizio dell’estate. Stiamo parlando delcaldo africano, quello che quando arriva porta con sè quella scia di disagio fisico dovuto essenzialmente al connubio tra le temperature e l’alto tasso di umidità. Si, perchè quest’aria arficana quando si origina, sul deserto del Sahara, è molto secca, ma il suo viaggio che la porta verso l’Italia per mezzo dei venti di Scirocco la carica di umidità a causa dell’attraversamento del Mediterraneo. Al suo sopraggiungere l’aria si fa pesante, soprattutto sulla pianura Padana, non mitigata dalle refrigeranti brezze del lago e dei monti.

In figura si può apprezzare lo spaventoso impianto anticiclonico nord-africano che sovrastava mezza Europa  il 13 agosto 2003. L’onda di calore in questione fu molto intensa sia per i motivi spiegati nell’articolo, sia perchè seguiva altre onde di calore analoghe che seccarono in profondità i terreni non permettendo più la dispersione del calore per evaporazione. Le temperature salirono a livelli storici raggiungendo e superando ripetutamente i 40 gradi in val Padana, mentre a 1500 metri si attestarono intorno a i 25. Fonte archivio Wetterzentrale

Sinotticamente parlando il caldo africano sull’Italia e sulla nostra regione si accompagna ad un promontorio di alta pressione di tipo subtropicale continentale; il continente è appunto quello africano. Dalle carte la sua presenza si nota in modo inequivocabile sia dal posizionamento delle isoipse, le quali giungono direttamente dal deserto, sia dai valori dell’altezza geopotenziale che raggiunge tranquillamente valori fino a 5880hPa. Al livello del suolo inoltre si nota che, al posto della tipica depressione termica estiva che giace sulla val Padana, ritroviamo pari pari un campo di alta pressione con valori intorno a 1020 hPa.

L’elevata compressione adiabatica che ne deriva, oltre che l’apporto di aria molto calda e l’elevata insolazione estiva, sono tutti elementi che concorrono ad innalzare la colonnina di mercurio. L’innalzamento sulla nostra regione risulta sensobile soprattutto in quota, dove lo zero termico può letteralmente schizzare ben oltre i 4000 metri.
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Ma cosa spinge all’improvviso questa bolla di aria rovente ad attraversare il Mare Nostrum e a raggiungerre i suoli dell’Europa? Diverse sono le cause sinottiche che regolano la posizione dell’alta nord-africana.

1) Una prima è da ricercarsi nella circolazione generale dell’atmosfera, che comprende in questo caso anche le vicende della meteorologia tropicale. La posizione e l’intensità del Monsone estivo dell’Africa occidentale risulta determinante, poichè la sua spinta dinamica dall’Atlantico verso il deserto sahariano provoca lo spostamento verso nord della cosiddetta Cella di Hadley, ivi rappresentata dalla circolazione subsidente subtropicale (in altre parole la banda anticiclonica nord-africana). Quest’ultima viene poi lavorata dalle anomalie termiche che si riscontrano sul Mediterraneo e sull’Europa, le quali tendono a smorzare, rinforzare o semplicemente deviare la campana anticiclonica su determinati settori piuttosto che su altri, facendo pervenire o meno aria direttamente dal nord Africa. Sono le strutture anticicloniche nord-africane che apportano i periodi caldi più feroci e prolungati, soprattutto laddove l’alta nord-africana sia spalleggiata anche da quella delle Azzorre, la quale ne coadiuva la compressione adiabatica a tutte le quote.

2) Una seconda causa è di tipo prettamente sinottico e trae origine dalle progressione delle onde planetarie delle medie latitudini, le quali viaggiano da ovest verso est contrapponendo cavi d’onda (depressioni) a creste d’onda (anticicloni). Qualora un asse di saccatura affondi dal nord Atlantico verso la penisola Iberica o ancor più fin sul Marocco, ecco subito la controspinta dinamica opposta dall’alta nord-africana, la quale risale a ovest della saccatura, quindo sull’Italia, per ripristinare l’equilibrio dinamico alterato. Nel caso in cui l’ampiezza di queste onde non superi determinati valori (che ne imporrebbero un rallentamento nella progressione se non un vero  eproprio blocco), le ondate di calore associate a questo secondo tipo di configurazione risultano a volte parimenti intense, ma complessivamente più brevi poichè strutturate da promontori anticiclonici di tipo mobile.

Luca Angelini

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