22 November 2017

Le onde del cielo: le nubi orografiche

Per l’osservatore comune probabilmente il nome tecnico di questo fenomeno dice poco, in realtà dietro tale denominazione si celano una serie di processi fisici complessi che le leggi della fisica sono riuscite a imbrigliare in alcune formule matematiche utili alla loro comprensione e previsione.

Onda orografica:
sembra un qualcosa legato al moto ondoso del lago o del mare. In verità si riferisce ad un movimento ondulatorio fatto e finito, ma dell’aria. Si, perchè anche l’aria è un fluido ed è dotato di moto onulatorio.

Ma come fa ad ondulare una massa d’aria? Lo può fare per diversi motivi; il più evidente, spettacolare e frequente è quello legato a motivi orografici, ossia causati dal transito di una massa d’aria attarverso una catena montuosa. Prendiamo ad esempio le nostre Alpi. Quando una massa d’aria è costretta per motivi sinottici a scavalcarne la cresta prende, per così dire, la forma delle montagne che sorvola e inizia ad ondeggiare.

L’ondulazione non si limita però agli strati immediatamente a contatto con cime e creste, ma tende a propagarsi verso l’alto facendo ondeggiare di riflesso anche gli strati atmosferici sovrastanti. Il moto del vento tende poi a spingere queste onde nella direzione di moto quindi, nel caso di venti da nord, le onde orografiche si propagano verso sud. A seconda della velocità del vento, dello spessore d’aria interessato dallo spostamento e dell’altezza della catena montuosa, tali onde possono propagarsi anche per alcune decine di chilometri sottovento alla cresta spartiacque.

altocumuli-lenticolari1L’ondulazione dei venti in alta quota, nei punti dove l’aria sale verso l’alto, può generare condensazione quindi formazione di nuvole. Questo è il fattore che più ci interessa, perchè il fenomeno diventa visibile. Ebbene queste formazioni nuvolose si sviluppano parallele alla catena montuosa e a prima vista sembrano ferme nel cielo. In realtà è il fenomeno della condensazione che rimane fisso nello spazio, mentre l’aria attraversa la nuvola velocemente tradendo la presenza di forti venti in quota.

Un ultimo particolare: più la massa d’aria che scavalca le Alpi è umida, più l’onda orografica risulta estesa. Non di rado, nel caso del transito delle propaggini più meridionali del fronti caldi da nord, la formazione nuvolosa si sviluppa verso la val Padana a partire dalle creste alpine di confine (dietro le quali si nota il sereno) e si compone di una sola grande banda di altocumuli, altostrati o cirrostrati. La maggior parte delle volte esse non producono precipitazioni.

In altre occasioni si notano invece nubi isolate con la caratteristica forma di lente, noti come altocumuli lenticolari. Non di rado esse “accarezzano” le vette alpine più elevate formando su di esse il classico cappuccio di nubi sfilacciate che dovrebbe mettere in allerta l’alpinista in procinto di compiere un escursione approfittando del bel tempo a bassa quota riguardo a condizioni di forte vento, bufera e temperature molto basse.

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