22 January 2021

L’ignobile lotta delle PAROLE CHIAVE

Il mondo dell’informazione è in un vicolo cieco e in mano a veri e propri imbonitori. L’avvento di Internet, anziché affinare i campi e permettere una informazione più precisa e capillare, ha creato il problema (grave) delle fonti. Nessun controllo a monte vuole dire infatti acqua inquinata che scivola a valle, con il trionfo dei tuttologi a tempo pieno.

Ma la maschera crittografata che si cela dietro al prodotto finale targato Interner, cela un’insidia ancor più subdola: la lotta delle parole chiave. Certo, perché non basta proporre prodotti o scrivere articoli o altro, per essere primi sui motori di ricerca, occorre una tecnica particolare che soddisfi i criteri di ricerca contemplati in quella branca di studio informatico che si occupa del cosiddetto SEO.

In altre parole tu sconosciuto professionista, magari fresco di Università, che tenti di emergere scrivendo veri e propri poemi, non ci riuscirai mai. Questo perché davanti a te passano come frecce coloro i quali, avendo possibilità di investire cospicue somme in studi di settore marketing, sanno come utilizzare e spremere, anche con armi improprie, questo famigerato SEO, scalzandoti dagli spider dei motori di ricerca. E senza i motori di ricerca non si va da nessuna parte.

Ma quali sono questa parole miracolose che schiudono le porte del paradiso ai luciferi dell’informazione?. In ambito meteo lo sappiamo tutti: “clamoroso”, “shock”, “allarme”, “ciclone”, “gelo estremo”, “neve” “alluvione”, “caldo record” e altre simili amenità. Ebbene, l’impasto pesato di queste parole chiave, magari condito con quell’altro inutile strumento che sono le APP triorarie su quartieri e frazioni, trasformerà un articolo, un sito o un portale di bassa lega in un capolavoro di saggezza. Saggezza ovviamente fittizia, quindi informazione ingannevole. 

Insomma gente, ci prendono in giro!!

A questo, purtroppo, non c’è via di scampo e la bravura di un meteorologo professionista viene quasi totalmente ignorata in favore di chi scrive solo quello che gli altri vogliono leggere, indipendentemente se sia giusto o sbagliato. C’è chi campo, giusto per fare un esempio, prevedendo da almeno dieci anni un’ondata di freddo o gelo ogni settimana-dieci giorni, estate o inverno, chi da diversi anni millanta l’imminente ritorno dell’era glaciale, chi trasforma due gocce di pioggia in una alluvione e una perturbazione atlantica in un devastante ciclone tropicale.

ciclo2Sicuri di loro, poiché in pace col SEO, a posto con i consensi del pubblico e persino coperti davanti alla legge, questi impostori del web campano di rendita alle spalle dei veri professionisti. Si, perché per l’Italiano medio, il vero professionista non è quello che prevede il tempo ma è quello che ti dice il tempo che vuoi tu, anche se sbaglia sistematicamente.

Sicuri di loro, perché la legge NON è uguale per tutti, possono emettere allerte senza averne titolo. Tanto non possono essere denunciati per procurato allarme, perché loro non lo fanno presso una Autorità, ma verso la gente comune. Insomma, fatta la legge, trovato l’inganno, o meglio, fatta una professione, trovato l’imbonitore. In questo contesto, anche la regolarizzazione della professione di meteorologo, che finalmente sta per approdare anche in Italia, potrebbe non risolvere il problema della disinformazione.

Ma siamo sicuri, noi consumatori finali, di meritarci questa gentaglia nella stanza dei bottoni?

Luca Angelini

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