29 November 2021

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Luci e ombre sul prossimo inverno scritte nell'indice NAM

namNAM, AO e compagnia bella; no, questo non è uno di quegli articoli che spesso si trovano in rete e che puntano alla descrizione teorica degli indici climatici o teleconnettivi. In questa sede vogliamo solo gettare un’ancora al prossimo inverno, andandolo a trovare, per così dire, là dove nasce e dimora.

Lo possiamo fare grazie a due sigle, appunto il NAM, acronimo di North Annular Mode e l’AO, che sta per Oscillazione Artica. Entrambi ci indicano lo stato di salute del vortice polare su tutte le quote, ovvero quella trottola di aria gelida che ruota in senso antiorario attorno al Circolo Polare Artico racchiudendo dentro di sè tutto il gelo a disposizione del prossimo inverno.

Orbene, nel mese di ottobre la circolazione circumpolare è risultata spesso disturbata. L’eventuale ricompattamento sarà solo una fisiologica risposta alla nascita della circolazione ciclonica anche a livello della stratosfera. Del resto sono le esuberanze anticicloniche che spesso, sull’onda di vigorosi scambi meridiani, fanno breccia andando a disperdere il lago di aria fredda. Non stiamo qui a spiegare i motivi ma veniamo subito alle possibili conseguenze: dove va a finire tutto quel freddo in uscita dalla calotta polare?

Naturalmente verso le medie latitudini, secondo traiettorie preferenziali dettate anche dalle anomalie di temperatura che esso incontra lungo il suo cammino. Uno stato di cose come quello descritto ci porta a credere che la prossima stagione, quantomeno la prima parte (nella seconda il vortice polare potrebbe ricompattarsi), potrà legarsi all’attuale scorcio di autunno, ormai lanciato verso una salutare dinamicità, magari riservandoci poi anche qualche puntata di autentico inverno.

Luca Angelini

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