20 September 2020

Luglio 1970, quando la NEVE scese sulle Alpi fino 1.000 metri

Allo stato attuale sembra un episodio fantascientifico. Eppure ai tempi, quando correvano i magnifici anni ’70, liquidarono l’episodio come un “semplice” anomalia passeggera.

In realtà si trattò di un autentico blitz invernale nel cuore dell’estate. Un’estate dominata fino ad allora dal caro quasi estinto anticiclone delle Azzorre, il cui dominio venne interrotto bruscamente quel 16 luglio di 50 anni fa. Un improvviso peggioramento del tempo nel primo pomeriggio portò con sè un violento temporale seguito da un marcato abbassamento della temperatura, infine una fitta nevicata che imbiancò le cime dei monti e scese fino a 1.000 metri sui settori del Trentino.

Dai 1.400 metri in su lo spessore del manto nevoso fu rilevante e resistette per tutto il giorno successivo. A Cavalese, in val di Fiemme (Trentino, 1.000 m s.l.m. ) si registrò un accumulo di circa 30 mm d’acqua, una temperatura massima di 19°C registrata presumibilmente intorno a mezzogiorno e una temperatura minima di 5°C registratasi, non al mattino presto, ma durante la fase più intensa della perturbazione che riguardò l’intera regione dolomitica.

Ma come fu possibile un simile evento?

Osservando la carta della topografia di 500 hPa centrata per le ore 00.00 UTC del 17 luglio 1970, è evidente la posizione dell’anticiclone delle Azzorre, che solo due giorni prima estendeva un promontorio verso l’Europa Centrale con due massimi di geopotenziale: uno in pieno Atlantico e uno a Sud-Ovest dell’Irlanda. Sul Portogallo e Spagna occidentale la cupola anticiclonica è ben strutturata in quota, ma il promontorio anticiclonico va a protendersi dalle Isole Britanniche fino alla Norvegia settentrionale.

temperature 17 luglio 1970Il richiamo freddo fu inevitabile; si infilò in un corridoio che partì dalla Lapponia e corse attraverso la Svezia e l’Europa Centrale per giungere sulle nostre regioni nord-orientali con una leggera componente da est. Il gradiente barico fu elevato proprio in corrispondenza dell’arco alpino orientale e la curvatura ciclonica accentuata anche per via di una depressione sulla penisola balcanica. Sul piano isobarico di 850 hPa furono registrati appena 2°C sull’Olanda, dai 3 ai 4°C sull’Europa Centrale. In Alta Pusteria si arrivò a +3/+4°C ma con temporanei “vuoti” fino a 0°C a causa della forte instabilità venutasi a creare per contrasto termico.

Da allora le cose sono molto cambiate. Oggi gli occhi sono puntati su valori spesso superiori a 30-35°C e alla lenta agonia del vicino ghiacciaio della Marmolada, allietato solo quest’anno da qualche nevicata estiva in più. L’ultima nevicata estiva consistente al di sotto dei 2.000 metri in Trentino e in Alto Adige risale al 18 luglio del 2009.

Luca Angelini

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