25 October 2020

Manutenzione fiumi, quello che si dovrebbe e non si dovrebbe fare

Non sempre dragare l’alveo dei nostri fiumi è un ‘operazione utile allo scopo di scongiurare esondazioni o, ancor peggio, alluvioni. Lo afferma il professor Stefano Fenoglio, docente di Ecologia fluviale all’Università del Piemonte Orientale. In realtà va distinta la rimozione di detriti ostruttivi inerti (tronchi d’albero ad esempio), indispensabile al fine di mantenere fluido il deflusso delle acque, dall’asportazione di ghiaia e sedimenti, dannosa per l’equilibrio delle sponde.

Secondo studi condotti in materia, il letto nei nostri fiumi infatti non si sta alzando, anzi al contrario si sta abbassando. Gli isolotti di ghiaia aumentano, non perché vi sia maggior deposito, ma perché i fiumi si sono mediamente abbassati, facendo emergere i depositi di fondale.

Il Po a Cremona, per fare un esempio, si è abbassato di oltre sei metri in cent’anni e i ponti che attraversano i principali fiumi piemontesi hanno i pilastri scalzati (vedi foto qui sopra). Asportando ulteriore materiale si favorisce una dannosa incisione e si accresce il pericolo idraulico in caso di eventi piovosi abbondanti.

Il problema della gestione degli eventi alluvionali andrebbe affrontato invece ripristinando larghe fasce di vegetazione ripariale allo scopo di dissipare l’energia di scorrimento della corrente. Va inoltre rispettata la naturale morfologia degli alvei con una lotta assoluta all’incontrollata espansione urbanistica, all’abusivismo edilizio evitando la costruzione di edifici e strutture nell’alveo di piena e nelle adiacenti aree golenali.

Report Luca Angelini