2 April 2020

"MORNING GLORY", i cavalloni del cielo

Spesso la Natura ci sorprende con fenomeni rari e di grande spettacolarità. Ebbene in alcuni angoli del nostro Pianeta può capitare ad esempio di svegliarsi al mattino e ammirare un cielo solcato da una sequenza di nubi dalla forma allungata e dall’aspetto rotante che ricordano i frangenti del mare sui fondali bassi e sabbiosi di una spiaggia.

Il meccanismo di formazione che porta allo sviluppo di queste nubi così singolari è dovuto all’instabilità di Kelvin Helmholtz, che dalle nostre parti può generare un tipo di nube anch’esso suggestivo ,ma senz’altro ben più comune, descritto in questo articolo.

Gli Australiani conoscono bene questo curiosissimo fenomeno che si verifica tra in particolare tra settembre e ottobre e lo hanno ribattezzato infatti “Morning Glory“. Luogo di osservazione privilegiato è il golfo di Carpentaria (settore nord del continente) e in particolare la città di Burketown. Ben conosciute anche da chi pratica volo senza motore, si tratta in sostanza di una sequenza di nubi lunghe anche 1000 chilometri e larghe poche centinaia di metri che si formano solitamente intorno i 1.000-2.000 metri di quota e che possono muoversi fino a 60 km/h.

Oltre al suddetto golfo australiano le si può ammirare anche sulle coste messicane nel mare di Cortez, in Canada a Sable Island (180 chilometri a sud-est della Nuova Scozia), sopra al mare Arabico e talora, in versione molto “light”, anche in Romagna.

La loro formazione nasconde tutt’oggi alcuni punti oscuri, tuttavia la genesi del fenomeno nel suo complesso è ampiamente conosciuta ed è dovuta alla sovrapposizione di diverse correnti di brezza che si dipartono da coste e rilievi al primo mattino (in Australia) o in serata (nelle isole canadesi). Tra i vari fattori necessari alla condensazione di tali strisce nuvolose gioca un ruolo fondamentale anche l’elevato tasso di umidità che si rileva solitamente all’alba o al tramonto.

L’incrocio delle brezze mattutine o serali provoca dunque la turbolenza a bassa quota all’origine di queste ondulazioni. La porzione del rotore in ascesa condensa, mentre nel settore di discesa dell’onda lo stesso si dissolve per poi condensare nuovamente in risalita sull’onda successiva. Anche se vagamente potrebbero assomigliare ad alcuni tipi di “onda orografica” non necessitano della presenza di rilievi per la loro formazione. Possono anche assomigliare alle classiche “roll clouds” associate ai temporali, tuttavia non sono nubi foriere o apportatrici di piogge, anzi necessitano di situazioni di stabilità sul piano verticale, come quelle che si trovano in condizioni di alta pressione.

Luca Angelini

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