28 January 2021

NEVE: quanta ne cadrà in montagna domenica?

neveVa confermandosi di ora in ora l’impianto sinottico che darà forma all’ingresso sull’Italia di una intensa perturbazione atlantica, la prima dopo qualche mese di digiuno quasi completo.

Oltre alla pioggia, che cadrà su diverse regioni, importante dar risalto anche al conclamato ritorno della neve in montagna. La complessità della nostra orografia, frammentata in un complicato tassello di microclimi locali, ci suggerisce di impostare il discorso su un piano generale.

Per quanto detto, le correnti richiamate dalla nascita di un minimo di pressione di tipo orografico nei pressi del golfo Ligure, tenderanno a convergere soprattutto sulle regioni settentrionali. In particolare, la “caduta” della pressione sul catino padano rispetto alle zone circostanti, darà vita ad una corrente orientale di richiamo, che scorrerà nei bassi strati da est, aprendosi poi a ventaglio in direzione della chiostra alpina e prealpina.

La massa d’aria umida così imbottigliata, troverà l’unico modo per togliersi d’impaccio risalendo i pendii montuosi, distribuendo così il carico di precipitazioni più rilevante proprio in corrispondenza delle montagne. Il profilo di temperatura che si accompagnerà alle precipitazioni delle prossime 24 ore (giornata di domenica 7 febbraio), sarà sufficiente a generare nevicate a quote comprese tra i 600-800 metri dei settori piemontesi sino ai 900-1.200 metri degli altri comparti alpini.

Gli accumuli al suolo più consistenti, calcolato in centimetri (ossia in millimetri di acqua equivalente) sono attesi in particolare lungo il comparto alpino delle Retiche (che potrà contare su un surplus di umidità prelevato dalle acque del Lario) dove potranno depositarsi fino a 80-90 centimetri di neve fresca in 24 ore. Accumuli consistenti anche nella zona dell’Adamallo (prelievo di umidità dal lago di Garda) con 60-70 centimetri, lungo la fascia alpina orobica e quella prealpina veneta dove oltre i 1.500 metri si potrà accumulare fino a mezzo metro di neve fresca.

Come possiamo notare dalla mappa allegata in figura, anche gli altri settori alpini, prealpini e dell’Appennino centro-settentrionale, pur con depositi minori e quote più elevate, potranno comunque fare la loro bella figura, sfoggiando finalmente un trucco bianco che mancava da mesi.

Luca Angelini

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