“Nino indiano” ai massimi livelli, ecco le conseguenze

COSA STA SUCCEDENDO: anche l’oceano Indiano ha il suo fenomeno di squilibrio tra le temperature superficiali del mare, e i relativi livelli, ai due estremi che si pongono l’uno sul lato africano orientale e l’altro tra Australia, Sumatra e Indonesia. Questa oscillazione, del tutto irregolare, è monitorata tramite un indice coniato dal Prof. Yamagata e dal Dott. Saji e prende il nome di Idian Ocean Dipole (IOD).

INDICE IOD POSITIVO: attualmente l’indice IOD è nettamente positivo, con differenze di temperature davvero elevate, comprese tra 1,6°C e +2.0°C. L’ultima volta che accadde in questo periodo è stato nel 2015, quando però lo scarto di temperatura non superò i +1,2°C.

LE PREVISIONI: con un indice messo così si registra una cospicua risalita di acque fredde sul lato indonesiano e australiano, mentre acque calde si ammassano tra il Corno d’Africa e il Madagascar. Le acque calde provocano una intensa evaporazione e quindi un accumulo di umidità che genera forti piogge ed elevato rischio alluvionale. A questo, vista la stagione, si associa anche il pericolo di sviluppo di uragani. All’altro capo dell’oceano invece, tra Australia, Indonesia e Sumatra, le acque fredde limitano l’evaporazione, il tempo è secco e asciutto provocando gravi condizioni siccitose. Gli incendi in atto in Australia sono legati anche a queste condizioni.

Luca Angelini

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