22 September 2018

Non è tutto BUR(i)AN quel che luccica, storie di inverni d’altri tempi

Burian: è confusione totale. Qualcuno dice di averlo sentito girovagare per le strade di Roma (mai pensato alla Tramontana?), qualcun altro è stato avvistato a presidiare la dogana di Trieste (ma da qui non entrava la Bora?). Beh, cari lettori, avrete ben capito che, comunque sia, si tratta di un vento, un vento molto freddo. Malgrado la globalizzazione però, il Buran, che nel suo viaggio sugli sterminati altopiani asiatici ha nel frattempo perso la “i” (traduzione dal russo буран che significa tempesta che trascina) è un vento che non oltrepassa i confini europei e pertanto rimane un vento asiatico.

Niente Buran in Italia ok, ma allora che dire dell’altrettanto celebre orso siberiano? Non essendo una nuova specie di mammifero urside, si tratta di una figura anticiclonica termica tipica della Siberia dove si forma l’aria più gelida che possa raggiungere in inverno anche l’Europa. Ah, dunque l’anticiclone russo-siberiano può raggiungere l’Europa, al contrario del Buran. Risposta affermativa, tuttavia se nel passato recente eccettuiamo fugaci apparizioni, vedi inverno del’96, il vero mostro siberiano ormai è quasi sempre assente e rintanato e circoscritto sulle steppe al confine tra Siberia, Mongolia e Cina ed è un dato di fatto. Ma vogliamo allora rispolverare la memoria e capire di cosa era capace l’orso, quello vero?

Oltre alle storiche ondate di gelo del 1929 e del 1956, torniamo ora indietro di 36 anni: siamo nel gennaio del 1979. Il blocco freddissimo collegato all’orso in quel frangente si fece strada dal nord Europa, da dove perveniva notizia di valori impressionanti già a Capodanno, e i record iniziarono a cadere come birilli un po’ su tutta l’Europa:

Mosca – 55°C il 1° gennaio 1979, Stoccolma – 43°C il 1° gennaio 1979, Varsavia – 35°C il 1° gennaio 1979. Nei giorni seguenti le correnti siberiane investirono anche l’’Italia, accompagnate da venti di Bora e Maestrale. Il 3 gennaio 1979 vennero rilevate le seguenti temperature: Bolzano – 10°C, Trieste – 5°C, Verona – 10°C, Venezia – 6°C, Milano – 9°C, Torino – 10°C, Genova – 3°C, Bologna – 12°C, Firenze – 8°C, Ancona – 8°C, Perugia – 9°C, Pescara – 8°C, Roma – 7°C, Campobasso – 10°C, Bari – 3°C, Napoli – 2°C, Potenza – 9°C. Nei giorni seguenti vennero misurate le seguenti temperature: Pescara – 13°C il 4 gennaio 1979, Bologna – 17°C il 6 gennaio 1979.

A Napoli tra le 18.30 dell’1 gennaio e le 18.30 del 2 gennaio si ebbe un calo termico da 13°C a 0°C, di cui circa 5°C istantanei, intorno alle ore 16.00 del 2, al transito del fronte freddo. L’’arrivo dell’’aria gelida si manifestò con l’’improvvisa rotazione del vento da nord-ovest a nord-est e da una parziale copertura del cielo per nubi medio basse. Verso le 18.50 una breve nevicata interessò a sorpresa il capoluogo partenopeo, coinvolgendo anche le zone basse.

Non finisce qui: da quei tempi ormai remoti saltiamo al mitico gennaio del 1985. La pachidermica massa gelata prodotta dall’orso siberiano si propagò come una macchia d’olio dalla Russia verso il Mediterraneo a impulsi successivi già a partire da fine dicembre. Allora nessuno si aspettava di vivere uno scorcio di meteorologia storica dai tempi di ritorno lunghissimi.

La notte del 10 gennaio Firenze rabbrividì dal basso dei suoi -16°C. Fece ancora più freddo nella notte del 13 gennaio, il giorno prima della grande nevicata: Alessandria piombò a -20°C, Milano a -14°C, Piacenza a -22°C.

In più, all’attenuarsi del grande gelo, subentrò la nevicata del secolo: in questo caso fu il nord a salire all’onore delle cronache. La Lombardia fu la regione più colpita, tanto che il centro di Milano finì sotto 72 centimetri di neve, mentre in periferia si misurarono fino a 90 centimetri caduti dal 14 al 17 gennaio. In quel caso il blocco totale della metropoli lombarda fece sorridere i Romani, i quali si presero la rivincita sui Milanesi dopo le ironie del blocco della Capitale sotto i 10 centimetri di neve caduti solo una settimana prima, il giorno della Befana.

E che dire di quella storica trasmissione “Che Tempo fa” condotta da un brillante Andrea Baroni nell’edizione della notte? Non ci rimane che ricordare in queste poche righe i momenti di un passato che torna sempre presente, ogni inverno e ogni anno con un po’ di nostalgia in più.

Luca Angelini

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