21 August 2018

Per la grandine non serve che sia agosto…

Le grandinate in primavera sono tutt’altro che rare in Italia. Per motivi legati alla fisica delle nubi e ai profili termici dell’atmosfera, le grandinate primaverili possono risultare più abbondanti, ma meno dannose rispetto a quelle estive. Ci facciamo spiegare tutto da un maestro d’eccezione, il meteorologo Pierluigi Randi di Meteoromagna.

“1) Il verificarsi di grandinate, in prevalenza con chicchi di piccole dimensioni, in aprile (o in primavera) è del tutto normale per diversi motivi, tra i quali abbiamo: un freezing level ed un wet bulb zero level mediamente ancora bassi di quota (rispetto ad esempio al periodo estivo); in questo modo i chicchi di grandine, che sempre si formano nelle nubi temporalesche, hanno meno tempo utile per fondere durante il tragitto verso il suolo. Diciamo che se la convezione è profonda i chicchi ben formati e strutturati hanno buone probabilità di farcela, specie se i downdraft (correnti discendenti all’interno della cella temporalesca) sono cattivelli.

L‘embrione del chicco di norma è costituito o da graupel (neve tonda) o da gocce congelate; dalle nostre parti è più frequente il graupel (Stel, Giaiotti et al.), e le nubi convettive in primavera producono assai facilmente notevoli quantità di graupel (per condizioni termo-dinamiche in genere assai favorevoli, specie in avvezione fredda in media troposfera); dopodiché l’acqua sopraffusa (allo stato liquido pur in ambiente sotto zero), più o meno abbondante entro la nube, provvede alle fasi di crescita secca e bagnata del chicco.

2) La grandine è un fenomeno tipico delle medie latitudini, perché la sua formazione richiede una commistione tra aria molto calda ed umida nei bassi strati fatta salire, spontaneamente o forzatamente, alle quote superiori in modo quasi esplosivo (tipicamente in estate) e windshear, speed e directional, positivi (brusche variazioni in velocità e direzione del vento con la quota); e condizioni di windshear positivo sono classiche delle zone ove vengono a contatto masse d’aria molto diverse tra loro (per temperatura, umidità, pressione); insomma in quelle zone ove transitano le correnti a getto d’alta quota e dove si fronteggiano masse d’aria sub-tropicale e polare/artica.

Se è vero che in aprile non possono esserci le condizioni tipiche di luglio o agosto sotto il profilo termico, è altrettanto vero che in questo periodo il windshear non manca; anzi, essendo lo scorrere delle correnti a getto e le onde che si generano sul fronte polare generalmente più basse di latitudine rispetto all’estate, ecco che in primavera lo shear non ce lo facciamo mai mancare. E lo shear favorevole, tenendo ben separate le correnti ascendenti e discendenti dei sistemi convettivi, aiuta assai a mantenere attiva la convezione per il tempo sufficiente a produrre grandine in grado di raggiungere il suolo.

Per cui alla domanda: “usti che grandinate ieri sera, ma non era mica caldo, come mai?”. La risposta è: “l’aria calda ed umida è solo un ingrediente della ricetta; anche il profilo del vento, sia orizzontale che verticale, può essere determinante”. Certo se abbiamo entrambi tanto meglio (o peggio). Non dimentichiamo inoltre che fino a due giorni fa avevamo temperature degne di fine maggio, anche ciò non va sottovalutato; se lo shear si nutre di gradienti termici ed io li esalto…… ci siamo capiti insomma.

Sistemi a supercella, ma anche QLCS (strutture temporalesche quasi lineari alla mesoscala), in particolare squall-line, sono ottimamente predisposti a generare grandine di rispettabili dimensioni, poiché le loro dinamiche interne facilitano le operazioni di “raccolta” di acqua sopraffusa” da parte degli embrioni, processo che sta alla base della crescita.”

Pierluigi Randi

Per la grandine non serva che sia agosto…