12 November 2018

Perchè è impossibile prevedere il TEMPO per una intera stagione?

“Dicono che l’estate sarà molto calda e siccitosa”, poi: “Estate finita” (ai primi di agosto),”Il prossimo inverno avremo nevicate da record”, poi: “Inverno finito” (all’Immacolata), “A Ferragosto ci sarà la classica rottura stagionale”… Frasi come queste se ne sentono e se ne leggono un po’ dappertutto e gran parte dell’opinione pubblica le prende per buone, senza neanche porsi il problema se i meteorologi abbiano effettivamente gli strumenti adatti per fare simili affermazioni. E ovviamente non è così.

D’altra parte alcuni studi, tuttora in corso e in via di approfondimento, hanno introdotto nell’analisi climatologica a grande scala alcuni collegamenti tra diversi comparti climatici del globo.

Si tratta essenzialmente di metodi statistici che si basano sulle correlazioni osservate tra questi blocchi climatici noti come indici teleconnettivi e teleconnessioni. Tra questi menzioniamo ad esempio la NAO (differenza della pressione atmosferica alle diverse latitudini atlantiche) o l’ENSO (fenomeno che comprende il Nino e la Nina). Alcune anomalie cicliche di queste connessioni a distanza, descrivono semplicemente uno stato della circolazione atmosferica (descrittivi), altri aiutano a prevedere periodi di pioggia o di siccità su determinati settori continentali con un largo anticipo (predittivi). Tuttavia siamo ben lontani dal capire l’andamento climatico di un’intera stagione.

Perché è ancora così difficile prevedere il tempo per una scadenza così lunga? Tutto si rifà sempre ai dati iniziali, ossia alle misurazioni del tempo che fa. La matematica, la fisica e la potenza dei calcolatori riescono ad amalgamare le varie leggi dell’atmosfera giungendo ad una soluzione che poi viene elaborata sotto forma di mappa: ecco fatto il nostro modello, la nostra carta prevista. Il compito del meteorologo è quello di analizzare e interpretare queste carte, utilizzando le sue conoscenze fisico-geografiche, le osservazioni dai satelliti e dai radar, la memoria di situazioni analoghe verificatesi nel passato e un pizzico d’intuito.

Si ma qui ci troviamo dinnanzi a prognosi che non superano i tre giorni. E tali responsi a volte possono a loro volta essere affetti da errori. Poiché l’atmosfera è un sistema caotico, questi piccoli errori si propagano e si amplificano nel tempo in maniera esponenziale. Ad esempio, una piccolissima (e inevitabile) approssimazione fatta sul calcolo di un parametro per la giornata di oggi (ad esempio la temperatura a 1.500 metri) può portare a condizioni meteorologiche completamente opposte nel giro di qualche giorno.

Pensate cosa potrebbe avvenire nell’arco di 90 giorni (la durata di una stagione); oltre al tempo e alle risorse necessarie per svolgere tutti i calcoli (ci vorrebbero settimane per completarli), risulterebbe del tutto inattendibile una qualunque forma di previsione, perchè da questa mole di dati potrebbe saltar fuori la farfalla di turno, che con il suo battito d’ali ci farebbe tornare al punto di partenza.

Luca Angelini

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