15 December 2018

Perchè l'aria in inverno è più trasparente che in estate?

aria-estateGli escursionisti e gli alpinisti ben sanno che durante il semestre freddo, tra ottobre e marzo, l’atmosfera sa regalare quelle suggestive trasparenze che in estate non si avranno mai. Il fenomeno è maggiormente avvertibile in fasi di tempo anticiclonico, allorquando la compressione adiabatica, ossia il moto discendente delle correnti all’interno della struttura di alta pressione, ne esalta le caratteristiche di secchezza e quindi di trasparenza. Questo soprattutto nel caso vi sia il connubio tra alta pressione di tipo dinamico, ossia a cuore caldo in quota dovuto essenzialmente alla compressione descritta, sia di tipo termico, allorquanto l’accumulo di aria fredda nei bassi strati crea ulteriori moti discendenti nella colonna d’aria. Sono le tipiche situazioni di inversione termica. Siamo così giunti alla:
prima risposta, l’aria durante l’inverno è più limpida in quota perchè più frequenti e tenaci sono le inversioni termiche al suolo.

Seconda risposta: una massa d’aria ad una determinata temperatura può contenere solo una determinata quantità di umidità. Più la temperatura è elevata e maggiore è l’umidità che un pacchetto d’aria può contenere, viceversa, minore è la temperatura e minore sarà anche l’umidità che lo stesso può racchiudere. Il concetto qui espresso, quello di umidità assoluta, va a braccetto con quello di umidità relativa, ossia quello che esprime la percentuale di umidità presente nell’aria rispetto al totale che a una data temperatura essa può potenzialmente contenerne. Abbiamo sopra parlato di anticicloni e inversioni termiche; ebbene in queste condizioni vige la relazione: meno umidità assoluta= meno umidità relativa e di conseguenza meno umidità relativa=maggior trasparenza dell’aria.

Terza risposta: durante l’inverno le basse temperature costringono lo strato limite planetario, ossia quello strato d’aria intrappolato dalle inversioni termiche a immediato contatto con il suolo, a contrarsi. Ne deriva che il suo spessore diminuisce fino anche fino a poche decine di metri al di sopra del terreno. Un ciclo analogo, ma naturalmente molto più in piccolo, avviene in condizioni di tempo stabile anche durante l’arco di una stessa giornata, con aria trasparente al mattino e foschia invece nel pomeriggio.

aria-invernoLa struttura dello strato limite è importante in quanto è dentro questo spessore d’aria che vi è contenuta la maggiore quantità di umidità. Se durante le fredde giornate invernali, le inversioni termiche possono intrappolare questa aria umida sulla val Padana (da qui la frequenza delle nebbie padane) o negli strati prossimi alle bassissime quote (da qui le meno frequenti ma pur sempre riscontrabili nebbie di valle o di lago), durante l’estate lo strato limite si alza e si colloca convenzionalmente al di sopra dei 1500 metri. Va da sè che in determinate condizioni di caldo particolarmente intenso, la dilatazione del fluido aria può spingere lo strato limite fino a 4.000 metri. Il suo spessore è solitamente ben riconoscibile in quanto il limite superiore corrisponde al livello superiore di nebbie o foschie dense e corrisponde alla quota di formazione delle nubi che vi galleggiano sopra.

Per questo motivo le nostre montagne e le nostre vallate che in inverno emergono dalle nebbiose inversioni termiche dello strato limite, durante l’estate ne vengono sommerse e da qui il netto cambio di trasparenza dell’aria, con la classica foschia che nella stagione calda la fa da padrone e che si disperde solo sotto la sferza dei venti da nord, Foehn in primis.

Questi ha il merito di rimescolare profondamente lo strato limite asciugandolo e apportando una massa d’aria già in origine più fredda e asciutta, quindi più trasparente. Solo dopo la cessazione del vento l’evapotraspirazione di terreni e vegetazione riporterà gradualmente in auge la tanto cara e assidua foschia delle belle e calde giornate di piena estate così tanto gradevoli, ma così poco…. trasparenti.

Luca Angelini

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