28 March 2017

Perchè quando l’aria è secca è più facile che nevichi a bassa quota?

Aria tersa il giorno prima, la neve il giorno dopo; non è un caso e tutto ha una semplice spiegazione.

Quando in inverno sulle nostre città inizia a tirare la classica “aria di neve”, solitamente si respira il profumo che quest’aria porta con sé da luoghi lontani. Le estese superfici innevate delle regioni polari o delle steppe continentali imbiancate dall’inverno, producono vaste distese di aria molto fredda. Nell’aria fredda l’evaporazione è minima e pertanto l’aria è trasparente e asciutta.

Quando quest’aria giunge fino a noi tende a scaldarsi mettendo in forse il mantenimento della temperatura ottimale necessaria alle nevicate, quella intorno a zero gradi. Teoricamente in condizioni di temperatura superiore allo zero, seppur di poco, dovrebbe cadere la pioggia e invece nevica. Come mai?

Il meccanismo è semplice: il fiocchi di neve che cadono attraversando strati d’aria a temperature progressivamente vicine allo zero, tendono a trasformarsi, per poi iniziare a fondere. Questa fase iniziale del cambiamento di stato però richiede energia, la quale viene attinta dall’aria che i fiocchi attraversano e che è tanto maggiore quanto più l’aria è secca, perchè con aria secca si affiancherà anche un maggior processo di sublimazione/evaporazione. Questa energia è detta “calore latente”, calore che in pratica viene sottratto all’aria finchè il processo di fusione non si sarà completato. In pratica la temperatura attorno al fiocco di neve, giunta al valore critico di 0°C, smette di salire finchè tutto il processo di fusione non sarà completato. Ecco allora che le temperature degli strati attraversati dai fiocchi di neve iniziano a calare.
E’ come se l’isoterma degli zero gradi seguisse i fiocchi nella loro caduta verso il suolo, fino ad un livello ben preciso. Quale? Per conoscere di quanti gradi scenderà la temperatura dell’aria e quindi di quante centinaia di metri la neve verso il suolo dovremmo scomodare la temperatura potenziale di bulbo umido, ma qui entreremmo troppo nel tecnico. Basti sapere comunque che sarà proprio lo zero gradi di bulbo umido, reperibile sulle carte meteorologiche, che corrisponderà al livello al quale i fiocchi arriveranno a terra senza fondere.
abbassamento-limite-nevicataLo zero termico può scendere mediamente di 400-500 metri durante le precipitazioni avvettive (nevicate da addolcimento) per raggiungere lo zero gradi di bulbo umido e se il suolo si colloca entro tali quote, ecco che la neve arriverà sino a terra facendovi calare la temperatura fino alla fatidica soglia di 0°C.  Saranno importanti sia il basso tasso di umidità iniziale, come detto, ma anche l’intensità della precipitazione. In casi limite, molto frequenti negli inverni italiani, se quest’ultima varierà la sua intensità, si potranno alternare pioggia e neve: la pioggia corrisponderà a precipitazioni deboli, con minor sottrazione di calore latente, la neve a precipitazioni più forti, con maggior cessione di quest’ultimo e relativo abbassamento di temperatura.
Se infine la precipitazione cesserà la temperatura tornerà al suo valore iniziale, al di sopra dello zero. Nel frattempo però l’aria si sarà fatta più umida, perdendo la sua qualità iniziale e una eventuale ripresa delle precipitazioni potrebbe non essere più sufficiente a riportare la neve. Non ci rimarrà che ringraziare comunque quel sottile strato secco per la…. gentile concessione.
Luca Angelini

Perchè quando l’aria è secca è più facile che nevichi a bassa quota?