25 October 2020

A piccoli passi verso in INVERNO "normale"

carta ensCorrevano i giorni prima del Natale quando, alla luce di alcune risultanze meteo-climatiche di tipo predittivo, basate essenzialmente su correlazioni statistiche, avevamo buttato l’esca individuando il periodo di metà gennaio quale punto nodale per comprendere le sorti dell’inverno. I nostri più affezionati lettori ci avevano dato credito, mentre qualche altro aveva denigrato il nostro lavoro, dimostrando la tipica saccenza all’italiana, vuota e basata sostanzialmente su metodi da Casinò.

Ebbene, i nodi pian piano stanno venendo al pettine. Da un lato il supporto delle vicende stratosferiche, dall’evoluzione molto più stabile e quindi utili per gettare l’occhio oltre, dall’altro quello dei metodi d’ensemble, che iniziano a convergere verso scenari tipici dell’inverno mediterraneo.

In altre parole, dal 15 gennaio si cambia registro: non più anomalie, ma inverno “normale”. Attenzione, se ancora ce ne fosse bisogno, sottolineiamo che inverno normale sull’Italia e sul Mediterraneo non è sinonimo di gelo siberiano.

La circolazione a grande scala vede anzitutto l’allentamento della corda atlantica per il gioco incrociato tra un recente riscaldamento avvenuto entro la stratosfera polare (Minor Warming) e in seconda istanza la spinta profusa dalla convettività tropicale, in procinto di raggiungere il Pacifico occidentale. Questi due elementi agiranno in sinergia e tenderanno a unire i loro sforzi per costringere l’alta pressione atlantica a svilupparsi lungo i meridiani.

spaghi 15 genLo studio dei treni d’onda mostra infatti la strutturazione di un possente blocco anticiclonico sull’Atlantico occidentale al largo delle coste orientali del nord America (longitudine 60° ovest) e il conseguente scivolamento dell’asse depressionario legato al vortice polare ad est di questo, ossia sul nord Europa. Sul nostro Continente è pertanto previsto un progressivo calo dei geopotenziali, con strutturazione di diversi canali di bassa pressione entro i quali potranno fluire filamenti di vorticità potenziale e quindi impulsi di aria fredda, inizialmente di prevalente tipo marittimo.

Il reset barico e la relativa perturbazione apripista sono attesi tra la sera del 15 e la mattina del 16 gennaio. Le conseguenze, a livello di fenomeni, non sono al momento ancora valutabili, data la distanza temporale che non permette di formulare adeguate ipotesi di dettaglio, tuttavia ci possiamo aspettare un progressivo calo del profilo termico che potrà anche spingersi fino a 2-3°C al di sotto della media, a partire dal centro-nord, 1-2°C al sud. I grigliati d’ensemble individuano anche la possibilità di precipitazioni, il che potrebbe significare assistere a qualche nevicata sino a quote basse o, per il nord, magari addirittura di pianura.

Vi abbiamo già detto troppo.

Buona domanica!

Luca Angelini

 

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