27 November 2020

Piemonte 1994 e 2000, alluvioni da non dimenticare

5-6 novembre 1994, in quei giorni si consumava in Piemonte una delle più gravi alluvioni della storia di quella regione. Le province di Cuneo, Asti, Alessandria, Torino e Vercelli coperte dal fango. I numeri riferiti ad allora fanno ancora oggi impressione: settanta vittime, 2 mila sfollati. Il dramma più grande avvenne lungo il percorso del fiume Tanaro, ma anche il Belbo, il Bormida e naturalmente il Po.

Chi è di quelle parti racconta di una manutenzione degli alvei praticamente inesistente e una burocrazia esasperante: anche oggi i sindaci si lamentano, vorrebbero intervenire per evitare che si ripetano tragedie simili, ma non possono: spesso hanno le mani legate. E la grande pioggia prima o poi torna e ogni volta ritrova i problemi di allora mai risolti.

Venne infatti l’ottobre del 2000; in tre giorni, dal 13 al 16 del mese, sul Piemonte caddero 500 millimetri di pioggia in poche ore. Le dinamiche sinottiche che portarono a quest’altra tragedia furono simili a quelle che si accompagnarono all’alluvione del 1994. A esondare 18 fiumi e chissà quanti torrenti: Dora Baltea, Dora Riparia, Orco, Sangone, Stura, Tanaro, e infine il Po, che raggiunge la portata record di 13.900 metri cubi al secondo.

Anche in questo caso la conta fu tragica: 24 morti e quattro dispersi, 50 mila sfollati, strade interrotte, ponti crollati, abitazioni e aziende allagate, paesi isolati, raccolti persi. Ma è la Valle d’Aosta che, in termini di vite, paga il prezzo più alto: 17 i morti. A Pollein, un piccolo comune vicino al capoluogo, una frazione intera viene spazzata via da una frana.

I bollettini meteo diramati dagli organi competenti e, di rimbalzo, anche dalla Società meteorologica italiana che in Piemonte ha la sua sede operativa, avevano diramato l’allerta, annunciando precipitazioni e un forte rischio, il tutto a soli 15 giorni da un’altra perturbazione che già aveva portato paura e danni.

Luca Angelini

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