23 July 2018

PRIMAVERA, ecco cosa sta cambiando – Davide Santini

La prima metà della primavera 2018 in Pianura Padana è stata indubbiamente caratterizzata da temperature sotto media e da un importante surplus pluviometrico: chi prima chi poi, tutti hanno beneficiato di un continuo flusso perturbato freddo-umido che ha portato anomalie termiche negative un po’ dappertutto al Nord e soprattutto importanti anomalie pluviometriche positive.

Una primavera d’altri tempi insomma, che probabilmente 50 anni fa sarebbe passata abbastanza inosservata (a parte la forte ondata di gelo a cavallo di febbraio e marzo), ma che oggi fa notizia, spesso assai errata allorquando si citano neve sulle Alpi e gelate in pianura a fine marzo come eventi del tutto inusuali. Chiariamo subito che sulle Alpi è NORMALE che nevichi in primavera e -alle quote più alte- anche in estate; semmai è anomalo avere temperature positive sulla Marmolada per due mesi…

La dinamica atmosferica ci ha regalato 70 giorni “anomali” per la “nuova normalità”; quest’anno il cambio dei giacconi si è fatto molto più tardi rispetto ai recenti anni (2013 escluso) e la fioritura è in ritardo (non eccessivo in realtà, 10-20 giorni a seconda del tipo di piante, secondo MeteoSvizzera).

Adesso però c’è un cambio di rotta: dopo aver vissuto il lato freddo-umido della primavera, ora per un po’ vivremo quello caldo-secco. Sia chiaro, nessun allarmismo né avverbi, locuzioni o aggettivi personali che nulla hanno a che fare con la scienza: si apre un periodo oggettivamente stabile e piuttosto caldo per la stagione. Fin qui non c’è niente di male, avere 23-25° in aprile è considerato oramai normale (lo era un po’ meno qualche decennio fa, ma pur sempre accettabile anche all’epoca, sebbene molto più occasionale): il problema sorge quando tali valori termici si protraggono per tanto tempo, e ciò è uno scenario visto e rivisto, spesso sfociato in eccessi termici esagerati (oltre i 3° su scala mensile!).

 

In figura: media ensemble per Milano. Evidente la lunghissima fase caldo-secca in arrivo.

Il mio augurio è che dopo questa lunga fase stabile e molto mite, ritornino un po’ di piogge e variabilità; se sarà così, allora 7-10 giorni con temperature più calde sono contemplate, se invece si aprirà una fase marcatamente stabile sussisteranno (alla lunga) i soliti problemi, molto probabilmente non al livello del 2017 ma pur sempre presenti (ricordo che la siccità sui 12 e 24 mesi non è ancora del tutto debellata).

Un’ultima considerazione: capisco la gioia nel vedere tanta mitezza dopo tantissime giornate grigie e uggiose, ma proviamo a proiettare tale anomalia a luglio o agosto. La penseremmo ancora così?

Davide Santini

PRIMAVERA, ecco cosa sta cambiando – Davide Santini