25 November 2020

Quando dopo il Favonio arriva il FREDDO e, a volte, anche la NEVE

Quando i venti  a effetto Foehn spazzano le pianure che si trovano a ridosso delle grandi catene montuose come le Alpi o l’Appennino, la temperatura sale rapidamente, mentre l’umidità crolla. Questo processo regala cieli sereni e atmosfera limpidissima, con visibilità eccezionale, una situazione che può trasformare una giornata di pieno inverno in uno scampolo di primavera inoltrata.

Una regoletta poco nota, ma estremamente valida, dimostra che più il vento scende da quote elevate e maggiore è il riscaldamento che provoca sottovento alla nostra catena montuosa. Come tutti gli eventi atmosferici però anche l’effetto favonico prima o poi si esaurisce; ecco che di conseguenza quasi sempre, durante la stagione invernale, si assiste ad una successiva e notevole diminuzione della temperatura.

Solitamente per i versanti italiani delle Alpi le correnti favoniche provengono da nord o nord-ovest e portano masse d’aria anche molto fredda (polare o addirittura artica), freddo che si manifesta solo una volta che è cessato l’effetto compressione, ma c’è di più, e qui rientrano anche le zone sub-appenniniche, in modo particolare quelle tirreniche. Le masse d’aria fredda sono solitamente anche molto secche, cosi chè alla cessazione del vento l’umidità relativa rimane molto bassa. Ebbene, in condizioni di umidità relativa attorno al 25-35% la dispersione notturna del calore da parte del terreno verso l’atmosfera è molto più intensa rispetto alle situazioni in cui l’aria è quasi satura (umidità superiore all’80%).

Ma una massa di aria secca fa registrare anche una temperatura di bulbo bagnato molto bassa. Questo parametro, che in buona sostanza rappresenta quello che in effetti avviene in atmosfera durante una precipitazione, è determinante nel capire se nevicherà in un luogo, pur partendo da temperature di qualche grado sopra lo zero. Quindi, più l’aria è secca e più lo zero termico scenderà di quota qualora si verifichino precipitazioni.

Infine, se la notte successiva alla cessazione dell’effetto favonico sarà serena, anche la temperatura reale scenderà molto rapidamente, spesso al di sotto dello zero, tanto da preludere ad eventuali prossime nevicate nel caso di un successivo rapido intervento in quota delle più miti e umide correnti atlantiche, secondo un meccanismo molto frequente negli indimenticati inverni di un tempo.

Luca Angelini

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