3 July 2020

Quando gli ALBERI vanno in paradiso

L’albero della vita, molti Milanesi se lo ricorderanno per aver accolto i visitatori all’EXPO 2015, quella struttura di dubbio gusto, mezza meccanica e mezza elettrica costata oltre mezzo milione di euro (pubblici): ecco quello si è salvato, è ancora lì a pesare sulle nostre tasche, gli altri alberi, quelli veri, no non hanno scampo.

In un mondo che si scapicolla quotidianamente preoccupandosi per inquinamento, salute e cambiamenti climatici si può assistere tutti i giorni allo straziante lamento di ruspe e motoseghe che abbattono in modo indiscriminato, senza sosta e senza misura questi preziosi produttori di aria e vita sul nostro Pianeta. E’ proprio nella vita di un albero che emerge in tutta la sua ipocrisia il comportamento umano, che dalla natura è sempre pronto a pretendere e mai a restituire.

Non sono bastati gli incessanti avvertimenti degli scienziati, che negli ultimi 30 anni si sono sgolati facendoci notare l’incontenibile aumento dell’anidride carbonica in atmosfera, l’inarrestabile e correlato aumento delle temperature del pianeta. Non sono serviti neanche i moniti dei professionisti della medicina, che negli ultimi 30 anni ci hanno messo in guardia sull’aumento costante dei tumori causati dall’inquinamento. Non sono bastati nemmeno i preavvisi dei geologi che da decenni puntano il dito sulla cementificazione selvaggia e sull’eccessivo sfruttamento del territorio.

bosco di gioiaAnnunci inascoltati, qualcuno si sorprende? Io personalmente no, se solo penso che l’eco tragica di una alluvione dura quasi meno della perturbazione che l’ha provocata, se solo penso che molti cervelli funzionano esclusivamente se inserisci la monetina nell’apposito alloggiamento in nome del dio denaro. E così, secondo questa logica distruttiva, da un momento all’altro verdeggianti campi coltivati diventano sterminati parcheggi, filari di alberi secolari vengono abbattuti per far posto e superstrade a quattro corsie, si edificano nuovi quartieri soffocati dal cemento invece di realizzare parchi, si progettano inutili centri commerciali su aree verdi anzichè recuperare aree ex-industriali dismesse, si disboscano montagne intere per realizzare complessi sciistici dove la neve non arriva neanche più.

Eppure questi nostri amici silenziosi ma vivi e “vegeti”, rimangono li ad attendere con grande dignità la loro triste sorte, allietandoci con la loro ombra, rilassandoci con il fruscio delle loro fronde, abbellendoci con i loro fiori, nutrendoci con i loro frutti, sorprendendoci con i loro profumi, stupendoci con i loro colori, difendendoci da frane, alluvioni, valanghe, distruggendo la nociva CO2 e regalando al suo posto il prezioso ossigeno, pur sapendo che, prima o poi, arriverà quel giorno. Sicuro, perchè loro son vivi ma l’uomo si fa forte sapendo che non urlano quando li tagli.

Un domani certamente, dentro una bara di legno lucido, le nostre strade si uniranno per l’ultima volta, ma i nostri destini no, perchè a loro spetta il paradiso: il paradiso degli alberi.

Luca Angelini

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