25 April 2019

Quando si leggono soltanto i titoli…

Giudicare senza conoscere, presumere senza ascoltare, finire senza iniziare; sono tutti atteggiamenti imposti dai ritmi frenetici attuali, che ci sottopongono ad un eccesso di comunicazione, una comunicazione che il più delle volte va più veloce rispetto alla realtà distorcendola. Questo fuori sincronia genera errori, incomprensioni e fraintendimenti, lasciandoci galleggiare sopra un mare di superficialità, senza andare mai a fondo negli argomenti.

Su questo stato di sudditanza psicologica giocano i millantatori che, a fronte di contenuti vuoti. speculano sulla comunicazione facendo leva su titoloni a effetto. Un sito web fatto di soli titoli? E’ molto più produttivo economicamente di uno con contenuti di qualità. E poi ci si lamenta…

Il titolo di un articolo, che per motivi editoriali non deve superare un certo numero di caratteri, non può (e non deve) sostituire un approfondimento, la trattazione completa di un argomento. Per stilare un titolo ci vogliono pochi secondi, per redigere un editoriale anche molte ore.

E l’editoriale, a sua volta, non è altro che la punta dell’iceberg, il riassunto di una ricerca, di una analisi, che a loro volta hanno richiesto impegno e competenze per essere portati a termine. Per uno studio di climatologia che segua il cosiddetto “metodo scientifico” ad esempio, ci possono volere settimane se non mesi di lavoro, vi sembra giusto e rispettoso nei confronti di chi si applica a studiare e divulgarne i contenuti, fermarsi solo ai 35 caratteri iniziali del titolo? E poi magari contestarlo pure?

Vorrete a questo punto scusarmi per questa breve divagazione ai nostri consueti argomenti meteorologici, ma ho voluto evidenziare – in linea generale e senza riferimenti specifici – questa grave mancanza dell’utente finale nell’approccio all’editoria. Con queste poche righe ho voluto intraprendere un atteggiamento costruttivo, ho inteso tracciare la giusta strada per consentirvi di accedere ad una informazione corretta, indicarvi il modo più semplice per superare l’ostacolo della disinformazione e quello più efficace per non foraggiare i ciarlatani.

So già che per quasi tutti voi, cari lettori di Meteobook, quanto qui sopra evidenziato non riguarda, data la vostra risaputa correttezza. Per questo mi rivolgo a quei pochi di passaggio che invece, provenendo da altri lidi meno sicuri e affidabili, anche questa volta, si saranno fermati solo al titolo. E chissà mai che riescano a contestare anche questo…

Luca Angelini