19 November 2018

Quel possibile RAFFREDDAMENTO che si prospetta sull’Europa dal 20 marzo…

Lo stratwarming di metà febbraio fa ancora parlare di sè e la cosa non deve sorprendere, dato che studi risaputi hanno appurato che, una volta manifestatosi in forma estrema, questi eventi possono forzare la mano anche nei piani bassi dell’atmosfera fino a 30-40 giorni dopo l’innesco. A conti fatti dunque, sino a metà aprile non possiamo considerarci del tutto al riparo da eventuali conseguenze, le quali, tengo a rimarcarlo, non debbono per forza essere intese a colpi di blizzard o burian, come qualcuno ama chiamarlo. 

Tra le conseguenze più realistiche e alla portata sono quelle legate all’apporto continuo di vorticità ciclonica dalle alte alle medie latitudini. Insomma, un conto è lanciare un sassolino nello stagno e un conto e farci piombar dentro un macigno. Ovviamente nel secondo caso avremo conseguenze ben più vistose e prolungate nel tempo.

Ecco allora che, dopo la maratona di perturbazioni atlantiche, seguite loro volta alla fase gelida di fine febbraio, si prepara una nuova discesa di aria fredda dall’artico norvegese, ossia all’altezza delle isole Svalbard (anche se geograficamente siamo più vicini alla Russia) in direzione dell’Europa centrale. Ce lo suggeriscono particolari elaborazioni probabilistiche, le quali tendono a collocare questo episodio freddo nella terza decade di marzo, ossia dal 20 in avanti.

Se l’Italia verrà interessata o meno è ancora presto per dirlo, dato che le stesse carte probabilistiche ci suggeriscono ancora un non indifferente margine di incertezza nella collocazione dei soggetti atmosferici, dei relativi centri di pressione e delle masse d’aria ad essi collegati.

Prendiamo allora questo editoriale come una anticipazione, una comunicazione informale, in attesa che gli eventi maturino e ci portino a capire di cosa effettivamente si tratti.

Luca Angelini

Quel possibile RAFFREDDAMENTO che si prospetta sull’Europa dal 20 marzo…