19 November 2018

Quelle zone che soffrono ancora il deficit idrico sul lungo periodo, nonostante le abbondanti piogge: come mai?

Proprio qualche giorno fa abbiamo fatto il punto su un benefico appianamento del deficit idrico che ci portavamo dietro da molti mesi, pur evidenziando tuttavia che alcune zone non ne sono ancora uscite completamente. Tutti noi abbiamo certamente notato un lungo periodo ricco di precipitazioni (anche nevose) iniziato da novembre 2017, in particolare al centro-nord: con la sola eccezione di gennaio (non anticiclonico, ma semplicemente con la storm-track troppo alta in latitudine che ha lasciato spesso la Pianura Padana sotto-vento, con fohen), gli ultimi mesi hanno registrato accumuli piovosi importanti, ovunque con segno “+”, talvolta quasi eccezionale, come alcune aree della Toscana e della Romagna, dove nel bimestre febbraio-marzo è piovuto anche 4 volte la media (su 59 giorni!).

Eppure, leggendo i vari report mensili sulla siccità (redatti benissimo e da professionisti…) delle varie ARPA regionali, ho notato che vi sono alcune aree (locali, per fortuna!) dove la siccità sui 12 e 24 mesi è ancora presente. Come mai? Sottolineo subito una cosa: la disponibilità idrica superficiale è OVUNQUE sopra media (SPI3-SPI6), quindi siamo in netto surplus idrico sui 3 e sui 6 mesi. Il discorso cambia per le acque profonde, che risentono ancora del gravissimo deficit del 2017: ho disegnato uno schema per comprendere meglio.

 

Sottolineo subito una cosa: il grafico NON è riferito ad alcuna località particolare, né -volutamente- ho messo coordinate cartesiane, ma è uno schema che evidenzia dove negli ultimi 14 mesi (dato indicativo!) ci siano stati deficit o surplus idrici.

In realtà lo schema è approssimabile ad alcune aree italiane, quali Piacentino, Alessandrino e Ponente ligure, sebbene non consideri alcuni fattori importanti, quali anomalie termiche, soleggiamento e umidità relativa, tutti valori inclusi del bilancio idro-meteo-climatico (che ovviamente non ho voluto approfondire).

L’immagine parla da sé: nonostante un’abbondante ripresa di precipitazioni da novembre 2017 (con l’eccezione di gennaio), il deficit idrico sul lunghissimo periodo è ancora piuttosto marcato, infatti le barre positive sono ancora decisamente inferiori rispetto a quelle negative. Da un punto di vista matematico, l’area sottesa dalla curva delle precipitazioni (che in analisi si chiama “integrale”) in surplus è molto minore di quella in deficit; vincono cioè ancora i segni “-” rispetto ai “+”. Per le suddette aree, quindi, non sono ancora sufficienti 4 mesi molto piovosi (su 5) per colmare ciò che era mancato l’anno passato.

Ho spiegato in tre diversi modi (grafico, descrittivo e matematico) il motivo per cui sul lungo periodo siamo ancora in siccità (moderata e localmente anche grave, per fortuna non più estrema o iper-estrema come eravamo a fine ottobre).

Il mio personale augurio è quello di un prosieguo di primavera e di un’estate con alternanza di pause soleggiate e caldo normale e fasi piovose ben strutturate, magari con un paio di giorni consecutivi di piogge e temporali su vasta scala e non solo di locali acquazzoni. Questo è quello che dovrebbe essere l’estate mediterranea, non avere 3 giorni di piogge su due mesi, perché quello è tipico di Tunisia o Algeria.

 

Davide Santini

Quelle zone che soffrono ancora il deficit idrico sul lungo periodo, nonostante le abbondanti piogge: come mai?