15 December 2018

Rapporto IPCC 2018 come un grido nel deserto: “il clima è peggiorato ancora”

E’ uscito il l’ultimo rapporto dell’IPCC, il comitato intergovernativo delle Nazioni Unite che da 30 anni si pone come obiettivo quello di monitorare e quantificare l’andamento delle temperature globali, studiarne gli impatti e gli scenari futuri. Ebbene, dalle oltre quattrocento pagine del documento, frutto del lavoro d’equipe della Comunità Scientifica Internazionale, è stato confermato l’aumento della temperatura media globale di 1,0°C dall’inizio della rivoluzione industriale, con una vistosa impennata soprattutto a partire dagli ultimi decenni.

Il rapido mutamento dell’assetto atmosferico però, con il trattenimento di maggior calore quindi di maggiore energia, non agisce solo sotto forma esplicita, ovvero con l’aumento delle temperature che va sotto il nome di “riscaldamento globale”, ma si ripercuote anche indirettamente con effetti di estremizzazione climatica, che sono stati anch’essi individuati e confermati.

Cosa si può fare dunque a questo punto?

E’ stato calcolato che per mantenere l’obiettivo degli accordi di Parigi 2016, che proponevano di contenere l’aumento di temperatura entro 1,5°C, le emissioni antropiche dei gas serra (responsabili del maggior trattenimento di radiazione infrarossa quindi di calore nei bassi strati) dovrebbero essere azzerate entro il 2050, riducendole già della metà entro il 2030.

Se invece, come sembra più probabile, si dovesse estendere al 2075 l’orizzonte per arrivare a zero emissioni, la temperatura media globale raggiungerebbe entro fine secolo un’anomalia di +2,0°C, valore limite che viene considerato “soglia di non ritorno”,  ma che oggi viene vista come l’unico obiettivo concretamente raggiungibile per evitare scenari irreparabili.

La drammaticità della situazione non sta tanto per il quadro climatico che si prospetta (e che in parte è già in atto, come, l’erosione delle aree costiere basse, la fusione dei ghiacciai, gli eventi estremi più frequenti ecc), quanto per il forte e continuo disinteresse mostrato dall’uomo (e soprattutto dalle autorità politiche di alcuni Paesi) nel porre rimedio ad un male (forte riscaldamento avvenuto in tempi rapidi come non mai) di cui è causa primaria.

Qui il link diretto al documento (in lingua inglese)

Matteo Tidili e Luca Angelini

Rapporto IPCC 2018 come un grido nel deserto: “il clima è peggiorato ancora”