13 December 2018

Razzi e cannoni, la grandine si può fermare?

La grandine si può fermare? Questo interrogativo nasce sull’onda dei recenti fatti accaduti proprio in questi giorni tra Varesotto e Comasco in Lombardia (vedi figura in alto), letteralmente imbiancati da una abbondante precipitazionie ghiacciata; eventi che sembrano diventare via via più frequenti. Una premessa: la grandine primaverile, a differenza di quella estiva, è generalmente meno dannosa sotto il punto di vista dell’impatto meccanico dei chicchi a terra, ma lo è dal punto di vista dei notevoli accumuli di ghiaccio al suolo.

A differenza dei fiocchi di neve infatti, che si depositano con la loro superficie piatta (elegantemente ricamata di prismi ed esagoni) i chicchi di grandine precipitano opponendo all’aria una superficie sferica che, come sappiamo è circa quattro volte quella piana di un fiocco di neve. Per questo motivo il chicco di grandine può raggiungere il suolo anche con temperature abbondantemente sopra lo zero. Questo è anche il motivo per cui una abbondante grandinata accumula rapidamente al suolo, anche in pochi istanti, e fatica a fondere successivamente.

putignano1Dobbiamo comunque sapere che nella stagione primaverile la colonna d’aria entro la quale si sviluppano le nubi temporalesche ha meno spessore rispetto a quanto avviene durante l’estate. Questo fa in modo che il chicco di grandine compia meno giri nella nuvola e raggiunga il suolo sotto forma pallottolare contenente poca acqua e molto ghiaccio opaco, quello leggero. In estate accade il contrario, con il chicco che sale e scende molte più volte raccogliendo maggiori quantità di liquido e pertanto giungendo al suolo solo nel momento in cui le correnti verticali (più forti) lo consentono, ovvero quando i chicchi sono molto grossi. Da qui le conseguenze devastanti ma anche i minori accumuli dovuti ad una precipitazione più rada.

Soligo-cannoniIn ogni caso, da almeno un secolo e mezzo si sono studiati metodi capaci di distruggere la precipitazione grandinigena o addirittura evitarla. Agli inizi del Novecento erano stati messi a punto i razzi antigrandine che, rivolti verso le nubi temporalesche, emettevano onde sonore teoricamente erano capaci di sfruttare la cosiddetta teoria della “cavitazione” per creare sulle superfici di acqua e ghiaccio sollecitazioni tanto forti da provocarne la distruzione.

Da metà degli anni Novanta sono subentrati i cannoni antigrandine. il cui principio è quello di emettere onde sonore ogni 20 secondi, capaci di frantumare il chicchi di grandine già costituiti. La dubbia utilità di entrambi i metodi, unitamente ai valori fuori norma dei decibel conseguenti agli scoppi, non hanno comunque mai permesso risultati tangibili, lasciando alle ben più modeste reti antigrandine l’unico sistema sicuro per evitare questa distruzione che viene dal cielo.

Luca Angelini

Razzi e cannoni, la grandine si può fermare?

Razzi e cannoni antigrandine

 

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