Rischio crolli altissimo sulle Alpi; ecco cosa dicono i Glaciologi e le Guide Alpine

Il sindacato delle Guide Alpine in collaborazione con i servizi statali (francesi perché in Italia non esiste un sindacato dal momento che il Corpo Nazionale delle Guide è un collegio Ndr) ,il mondo scientifico, Geologi, Glaciologi e Climatologi, e i custodi dei rifugi lanciano un messaggio di allerta a tutti i frequentatori della montagna, in modo particolare agli alpinisti: il caldo eccessivo e prolungato delle ultime settimane sta mettendo in crisi la tenuta del permafrost sulle pareti delle nostre montagne più elevate. Il permafrost è il substrato costituito da rocce e ghiaccio tenuto insieme dal gelo, che caratterizza il corpo delle nostre montagne al di sopra dei 3.300-3.500 metri.

INCIDENTI: Rispetto alla media, le ultime settimane hanno già visto un numero maggiore di incidenti da gravi a molto gravi, a causa della destabilizzazione delle rocce. Questi incidenti si sono verificati spesso su percorsi relativamente facili e su terreni poco ripidi; questi contesti sono paradossalmente spesso favorevoli a rapide modificazioni geomorfologiche.

RILIEVI SCIENTIFICI: per quanto riguarda le misurazioni della temperatura nelle aree in alta quota caratterizzate dalla presenza di permafrost, risulta che il livello di riscaldamento delle pareti orientate a nord, nord-ovest e nord-est abbia già raggiunto il livello massimo di fine estate. Ciò significa che l’ulteriore caldo in arrivo continuerà a riscaldare il permafrost a livelli mai raggiunti prima a memoria d’uomo! Stiamo quindi veramente entrando in una sorta di incognita dal punto di vista della stabilità del territorio rispetto agli anni passati, suggerendo fenomeni possibilmente inediti per frequenza e magnitudo e quindi difficili da prevedere.

La situazione sui versanti meridionali è leggermente diversa, la loro esposizione alla radiazione solare diretta è molto forte, le temperature profonde nella roccia non supereranno quelle degli anni passati, il rischio di crollo dovrebbe essere spostato all’autunno,

Da queste diverse osservazioni discende un punto di accresciuta vigilanza sui terreni di alta montagna, in particolare quelli esposti a nord, ma anche a ovest e ad est, zone dove è scomparsa la consueta coltre di neve o ghiaccio, come i corridoi, le coltre di ghiaccio o i ghiacciai scoscesi , oltre a creste rocciose e miste anche leggermente ripide. Anche l’aumento del numero di smottamenti/crolli durante piogge intense e/o temporalesche) è un importante fattore scatenante di cui tenere conto.

GUIDE ALPINE: le zone rocciose dei contrafforti alpini al di sopra dei 3.300-3.500 metri sono pertanto ad alto rischio, mentre quelle inferiori, dove è già scomparsa la maggior parte del permafrost (sotto i 2800m sulle pareti nord e i 3300m sulle pareti sud) sembrano essere più sicure. Su percorsi di ghiacciaio è pertanto necessario osservare la massima vigilanza in un contesto glaciale dove i ponti di neve sono diventati per la maggior parte estremamente fragili a causa di tassi di fusione molto elevati, del minimo rigelo notturno e dell’aumentata plasticità delle masse glaciali con relativo aumento della velocità di movimento verso il basso delle stesse.

Alla luce di queste condizioni completamente nuove, le Guide Alpine possono essere d’aiuto anche nell’individuare le scelte migliori a livello di salite alpinistiche, tali da rendere minimo il rischio di incidenti nelle attività di montagna durante le nostre ferie.

Report Luca Angelini