22 January 2021

Scie chimiche: una giornata da… perdere!

X_300Gira in rete l’invito a partecipare il prossimo aprile ad una manifestazione in quel di Bologna, una sorta di caccia all’untore con il tema delle scie chimiche. Bologna, proprio la culla della Meteorologia, non fosse per l’ormai chiusa Facoltà di Fisica dell’Atmosfera che tanti bravi Meteorologi ha sfornato e che certamente avrebbero di che ribattere.

Una manifestazione che segue precedenti appuntamenti che negli anni scorsi hanno invaso come scie di “sapienza” le vie di Milano e di Modena, suscitando quanto meno curiosità tra la gente comune. Scie chimiche? Ma di cosa stiamo parlando alla fine?

 

Sul banco degli imputati le stravaganti forme plasmate nel cielo dai velivoli che, come puntali d’argento, tessono ogni giorno nel blu dipinto di blu dell’alta quota il caratteristico reticolo di vapori prodotto dalle scie di condensazione. I documenti pubblicati, disseminati addirittura via e-mail, ritraggono alcuni aeromobili in servizio presso i dipartimenti militari di vari paesi del mondo come USA, Italia, Francia e Germania, equipaggiati con particolari dispositivi supplementari i quali, durante il volo, sarebbero in grado di propagare nell’atmosfera sostanze chimiche particolarmente dannose, polveri di bario, alluminio ,filamenti di silicio, allo scopo di manipolare il clima.
La gravità di talune indiscrezioni invitano senz’altro ad approfondire l’argomento ma ecco che, sfogliando i vari dossier, emergono tra le fonti di prova le più brutali oscenità. In sostanza vengono proposte in visione come fonti di prova naturalissimi fenomeni meteorologici. Poi, con il candore di chi crede di insegnare a Papi e Cardinali a dir Messa, pretendono di far credere alla gente che fenomeni naturali dell’atmosfera, noti a mezzo delle leggi della Fisica e dimostrati addirittura con formule matematiche, siano in realtà chissà quali manovre militari internazionali.
Alcune immagini, riprese da vari satelliti, evidenziano nelle loro minacciose didascalie come sia ad esempio possibile impedire che piova sul nostro versante adriatico: in realtà, viene ritratto un evidente episodio di foehn appenninico dovuto al vento di Garbino. In altri documenti, i profili di un cumulonembo al tramonto vengono spacciati per temibilissime chemical trails, lo stesso vale per alcuni magnifici esemplari di nubi lenticolari di origine orografica, tipiche dei venti di foehn per intenderci. La carrellata prosegue con un’altra inquietante didascalia che sentenzia la presenza di dannose microonde in alta quota dovute ad un progetto denominato H.A.A.R.P.(programma di ricerca nato dal Dipartimento della Difesa statunitense per studiare le proprietà della ionosfera e le avanzate tecnologie nelle comunicazioni radio applicabili in ambito militare) ma l’immagine punta il dito contro un elegante e innocuo altostrato ondulato di origine orografica (nome tecnico “lee cloudiness”).
Non poteva mancare l‘uragano programmato: si tratta del temibile “Ivan”, che nel settembre del 2004 spazzò alcune zone degli Stati Uniti. La pistola fumante? Le solite scie di condensazione dei voli di linea che, naturalmente,transitavano intorno ai margini nuvolosi a debita distanza dal vortice. Ma la chicca giunge, come la ciliegina sulla torta, al momento delle conclusioni. La condensation trail di un apparecchio in alta quota si interrompe più volte a causa di strati di aria dall’umidità irregolare: ecco invece svelata una sofisticatissima tecnica bellica di spegnimento dei motori a 8.000 metri di quota.
Il gruppo che sostiene queste argomentazioni, si è premurato anche di stendere una “lista nera” di tutti coloro che, negando l’evidenza di queste sciocchezze, vengono considerati cospiratori. Tra questi c’è anche il nome del sottoscritto che, per via dell’ordine alfabetico, ha l’onore di comparire subito dopo il nome del grande Piero Angela.
Per concludere: i documenti di invito si chiudono con una raccomandazione: “date massima diffusione alla notizia”. Naturalmente noi l’abbiamo fatto…
Luca Angelini

 

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