Sempre più cemento e il conto potrebbe presto diventare molto salato

Il consumo indiscriminato del suolo e delle risorse naturali è un problema che potrebbe aver raggiunto già il punto di non ritorno.

Secondo i dati Ispra la cementificazione selvaggia del territorio nazionale è proseguita a ritmo galoppante anche nel 2017, pur in situazione di conclamata crisi economica.  Sono state invase anche aree protette e con elevata pericolosità idrogeologica e parimenti si è sconfinato in aree soggette a vincolo paesaggistico, sia in montagna che lungo la fascia costiera ed i fiumi. In queste zone la cementificazione è davvero massiccia, ed il cemento ormai ricopre più di 350 mila ettari.

AUMENTO RISCHIO IDROGEOLOGICO: pensare che azioni così pesanti sul suolo siano senza conseguenze è illogico e infatti il rischio più concreto e tangibile è senz’altro quello del dissesto idrogeologico e di aumentato pericolo alluvionale.

A tal proposito vi invito a visionare la figura qui a fianco, che spiega molto meglio di tante parole i motivi per i quali l’urbanizzazione selvaggia aumenta il rischio alluvionale.

CEMENTO NELLE AREE PROTETTE: la situazione peggiore è stata rilevata nell’area del Parco nazionale dei Monti Sibillini, dove sono stati consumati oltre 24 ettari di territorio. Non sono stati risparmiati neanche i Parchi nazionali del Vesuvio, dell’Arcipelago di La Maddalena e del Circeo.

Tra le conseguenze parallele menzioniamo anche quelle microclimatiche legate, ad esempio, al noto fenomeno la di calore urbana, che in estate rende sempre più invivibili le nostre città e in inverno può risultare determinante nel negare una nevicata.

Fonte inmeteo.net

Report Luca Angelini

Sempre più cemento e il conto potrebbe presto diventare molto salato