30 November 2020

Siccità 2017: il caso estremo del Piemonte e l’indice SPI

A breve arriverà la tanto sospirata pioggia, ma la situazione che ci troviamo è assolutamente disastrosa. Ci vorranno mesi di saccature affinché si possa ripianare il gravissimo deficit idrico dell’angolo nord-occidentale dell’Italia, non basterà certo una (seppur duratura) goccia fredda.

A QUESTO LINK si può leggere il bollettino della siccità del mese di ottobre per la Regione Piemonte: si noti però che quasi sempre la geografia fisica non coincide con quella politica, infatti la Regione Piemonte amministrativa è diversa dall’area geografica in questione (che comprende il bacino idrografico del Po occidentale). Le immagini mostrano quindi l’intero Piemonte, cui si somma la Val d’Aosta, una piccola parte di Liguria ed Emilia, una parte di Lombardia e territorio estero.

L’immagine (cortesia di Arpa Piemonte) mostra l’indice SPI per l’area suddetta. Questo indice è importante per stabilire il grado di penuria (o abbondanza) d’acqua: senza entrare troppo in dettagli di statistica, salta subito all’occhio che 2/3 del territorio in questione sono in siccità ESTREMA (o anche iper-estrema, mai verificatosi da quando esistono i dati areali, ovvero da 70 anni). Nel lasso temporale di 3 e 6 mesi siamo pertanto in presenza di un nuovo estremo di siccità per le province di Torino, Cuneo, Asti e Alessandria.

Due considerazioni:

la prima è che si salva solo il VCO, grazie alle abbondanti precipitazioni estive (no, non è un errore, è piovuto tanto nella provincia di Verbania in estate, soprattutto in giugno, caso comunque molto isolato), infatti, nonostante il bimestre settembre-ottobre più secco di sempre la disponibilità d’acqua è ancora buona;

la seconda è una domanda: come mai, nonostante l’estrema siccità in atto, l’indice SPI a 12 mesi è in buona parte in media? La risposta è che la siccità a 12 mesi ha un’inerzia maggiore di quella a 3 mesi, ovverosia “sente” la penuria d’acqua talvolta con mesi di ritardo, proprio perché include anche mesi passati più piovosi non considerati dalla SPI3 e SPI6 (novembre 2016 era stato piovosissimo) e i massimi prelievi di acqua dalle falde sono stati estivi, quindi più inerenti ai dati SPI degli ultimi 3 e 6 mesi (non a caso qui il colore è decisamente marrone).

Teniamo presente una cosa: se anche novembre 2017 dovesse essere piovoso (cosa che ci auguriamo, ovviamente senza eccessi “dall’altro lato”, ovvero fenomeni violenti e alluvioni), l’indice SPI a 3 mesi potrebbe migliorare, mentre se i prossimi 3 o 4 mesi fossero in media o addirittura un po’ più piovosi l’indice SPI a 12 mesi peggiorerebbe! Non è un controsenso, ciò nasce dal fatto che la siccità a 12 mesi si sente con alcuni mesi di ritardo, quindi potremo uscire DEFINITIVAMENTE dalla siccità solo con DIVERSI MESI PIOVOSI e non certo con una saccatura singola (ripeto, sempre ben accolta). Affinchè l’indice SPI12 torni in media dovremmo avere un novembre alluvionale, ben oltre il 90° percentile, cosa da un lato improbabile e dall’altro non augurabile, perché una tale quantità di acqua difficilmente non porterebbe danni e straripamenti. Aspettiamo prima di dire “finalmente fuori dalla siccità”, perchè detta così non vuol dire nulla, infatti qualsiasi parametro geofisico va sempre calcolato su scale non solo spaziali ma anche temporali.

Davide Santini

Siccità 2017: il caso estremo del Piemonte e l’indice SPI