Siccità: l’Adriatico ha risalito il Po per 30 chilometri

Non era mai successo prima a memoria d’uomo. La grave siccità che da molti mesi affligge le regioni del nord Italia sta avendo un epilogo indubbiamente preoccupante nella bassa Padana per la risalita delle acque salate del mare lungo il corso del fiume Po. La mancanza d’acqua dolce in discesa dal fiume sta infatti permettendo alla pressione esercitata dall’acqua marina di risalire a ritroso l’alveo causando danni anche notevoli. Molte aree agricole intorno al delta non possono utilizzare l’acqua dei canali perché il sale brucerebbe i campi rendendoli sterili, mentre diversi paesi, circa 750 mila persone, sono stati costretti ad installare costosi dissalatori negli acquedotti. Ma il rischio peggiore è che l’acqua salata invada le falde acquifere, creando delle micro-desertificazioni nelle zone del delta del Po.

Dieci giorni fa il cuneo salino era a 21 chilometri: in poco tempo è risalito di 10 chilometri pervenendo ora a 30,6 chilometri dalla foce. Come spiega Stefano Calderoni, presidente del Consorzio pianura di Ferrara: “La pressione idrostatica del mare spinge nell’entroterra verso le lingue di sabbia e, quindi, dentro il terreno, arrivando ai bacini sotterranei”. “Se la contaminazione delle falde si allargasse – aggiunge l’esperto – servirebbe moltissimo tempo per ristabilire l’equilibrio. Anche perché dalle falde, il sale tende a risalire, bruciando tutto quello che trova”. Intere zone oggi fertili rischiano fenomeni di desertificazione e inaridimento. Ci sono già alcune aree nella Valle del Mezzano dove le colture sono letteralmente bruciate a causa del sale risalito dalle falde.

Report Luca Angelini