21 August 2018

SOS inverno: l’anticiclone russo-siberiano si è perso…

Anni addietro, quelli caratterizzati dai classici inverni in bianco e nero molto spesso ritratti nelle fotografie d’epoca che ne esaltavano l’atmosfera, l’anticiclone russo-siberiano, meglio noto tra gli appassionati come “l’Orso“, era padrone incontrastato delle steppe nord europee, ma molto spesso tendeva una mano anche verso la Mitteleuropa, coinvolgendo non di rado l’Italia.

La struttura D.O.C. che contrassegnava la nascita del mostro gelido era semplicemente di natuta termica e traeva la sua origine dall’imponente e prolungato raffreddamento delle pianure siberiane innevate, raffreddamento dovuto alle lunghissime notti invernali. L’aria freddissima giaceva nei bassi strati dell’atmosfera con uno spessore limitato che solitamente non raggiungeva i 1.000-1.500 metri di quota.

Il suo comportamento nei movimenti era simile a quello di una goccia di olio e la sua progressiva espansione nel corso dei mesi invernali raggiungeva sovente anche l’Europa centrale con il suo velo di aria fredda rasente le basse quote. Come avrete notato stiamo parlando al passato. Ebbene il ciclope del freddo, quello propriamente detto, negli anni più recenti si è infatti sempre più allontanato dalle nostre regioni, come dimostrano le anomalie bariche medie misurate a partire dal 1990.

Questi studi mettono in evidenza un aumento della pressione atmosferica intorno ai 2-3 hectopascal sulla Russia europea, mentre i suoi connotati sono rimasti pressochè invariati nella roccaforte siberiana orientale e in Mongolia. Molto spesso, durante la stagione invernale, possiamo notare sulla Russia cellule anticicloniche, tuttavia queste più spesso presentano un’origine dinamica a cuore caldo che provengono dall’espansione verso nord degli anticicloni subtropicali.

Tali strutture poi tendono a termicizzarsi a causa dell’aria fredda che man mano si accumula a livello del suolo a causa di forti inversioni termiche che gravano sulle grandi pianure europee. Tale raffreddamento comunque vive un equilibrio piuttosto precario, infatti sono sufficienti passaggi nuvolosi o l’insorgenza di venti occidentali relativamente più miti affichè l’inversione venga erosa o addirittura dispersa a causa del rimescolamento. E le temperature salgano anche di diversi gradi centigradi.

Nulla a che vedere dunque con i -55° di Mosca o i -43° di Stoccolma, raggiunti ad esempio nel gennaio del 1979. Anche in Italia si registrarono in quell’occasione valori da primato del gelo: Bologna -17°, Pescara -13°, Torino, Verona, Bolzano e Campobasso -10°, Milano e Potenza -9°. Questi sono i connotati salienti dell’Orso siberiano.

Quali sono le cause che hanno allontanato la figura del freddo per antonomasia dai nostri inverni possono essere sintetizzate in tre punti principali?

1) Lo spostamento verso est dell’asse anticiclonico atlantico, noto come delle Azzorre il quale, contrariamente a 30-40 anni fa, si allungato molto spesso verso la Francia e il Mediterrano occidentale, contrastando in tal modo l’avanzata verso ovest dell’anticiclone russo.

2) Il surriscaldamento invernale di alcune regioni della Siberia, come dire che anche là non fa più freddo come una volta.

3) Indice NAO (differenza di pressione ai due capi dell’Atlantico) più spesso positivo, con le perturbazioni oceaniche costrette a muoversi ad alte latitudini. Il trasporto di calore sottratto da esse all’Oceano Atlantico viene spalmato maggiormente verso est, cancella le basi del raffreddamento e respinge pertanto l’espansione del gelo siberiano dunque l’irruenza degli inverni crudi di un tempo.

Luca Angelini

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