Spiaggia di Ostia, non è stata una tromba d’aria

Vale certamente la pena di  spendere due parole sull’evento che nel bel mezzo di domenica 16 luglio ha gettato scompiglio tra i bagnanti di Ostia, causando anche una dozzina di feriti. Liquidato dai soliti mass media come “tromba d’aria” il fenomeno meteorologico in questione ha invece tutta un’altra origine e pertanto deve essere chiamato con l’appropriato appellativo: vortice di polvere o diavoletto di polvere, dall’inglese dust devil.

Perchè è così importante chiamare i fenomeni meteorologici con il proprio nome? Beh anzitutto perchè la lingua italiana è sufficientemente articolata da permettercelo e, se non bastasse, anche la lingua inglese ci viene incontro. Poi una terminologia corretta consente di capirci e di erogare una informazione puntuale che sta alla base di un buon servizio.

Ecco allora che la differenza tra tromba d’aria e dust devil non è poi cosa di poco conto: la tromba d’aria, sinonimo di tornado, nasce fisicamente dalla base di una nube temporalesca ed è costituita da aria calda e umida che sale entro il cono vorticoso, affiancato da aria fredda che scende dall’interno del temporale stesso. Il fenomeno si manifesta pertanto in condizioni di cattivo tempo. Il dust devil nasce fisicamente per l’attrito tra venti che provengono da direzioni diverse, non è supportato da alcuna formazione nuvolosa e infatti è costituito da aria relativamente calda e asciutta. In alta montagna, durante l’inverno su superfici di neve fresca si può avere analogamente lo snow devil, il diavoletto di neve. Il fenomeno si manifesta pertanto in condizioni di tempo soleggiato e asciutto.

Nel particolare caso occorso nella soleggiatissima domenica 16 luglio sulla spiaggia di Ostia, si è ovviamente trattato del secondo caso: dust devil. Il fenomeno è nato quando nelle ore centrali della giornata il forte e rafficato vento di Grecale che soffiava sin dalla notte dall’entroterra è andato a contrastare il più regolare vento di brezza che dalla tarda mattinata procedeva in senso inverso, dal mare verso terra. Lungo la linea di contatto i due flussi opposti si sono agganciati ruotando così l’uno attorno all’altro. Questo processo che crea rotazione dell’aria attorno ad un asse si chiama vorticità.

Intanto la spiaggia fortemente riscaldata dal sole ha fornito calore sufficiente a sollevare questa vorticità (l’aria calda infatti è meno densa e quindi più leggera) che ha assunto un asse verticale: ecco nato il dust devil. Stante il forte attrito da compensare (il vento di terra era forte e la brezza anche) il vortice di polvere ha assunto particolare intensità, tale da generare lo scompiglio che abbiamo visto.

Luca Angelini

Spiaggia di Ostia, non è stata una tromba d’aria