12 December 2019

Stratwaming nei cieli dell’Antartide, buco dell’ozono ai minimi storici

La primavera australe si presenta all’appello con una veste inconsueta. Il processo che porta ogni anno in questo periodo alla formazione del noto “buco dell’ozono“, era partito in anticipo agli inizi di settembre, ma ora si è improvvisamente fermato.

Il freddissimo inverno australe porta di norma a temperature così basse (molto più basse della stratosfera polare artica) che inducono alla formazione di sottilissime nubi stratosferiche di ghiaccio. Questi filamenti nuvolosi sono responsabili della scomposizione di sostanze chimiche come i clorofluorocarburi, in cloro e bromo chimicamente attivi. Questi composti, attivati dalla prima luce solare radente della primavera, portano alla rapida distruzione dell’ozono stratosferico sopra l’Antartide. Si apre il buco.

Quest’anno però qualcosa è andato diversamente, infatti alla fine dell’inverno australe, il Vortice Polare Antartico si presentava molto disturbato, tanto da innescare il fenomeno dello stratwarming in versione estrema, ovvero un repentino riscaldamento della stratosfera polare (anche 70°C in pochi giorni) dovuto allo sfondamento di un’onda anticiclonica entro i cieli del Circolo Polare Antartico.

Questo riscaldamento ha dissolto le nubi stratosferiche responsabili delle reazioni chimiche che portano alla distruzione dell’ozono, contrastando così l’apertura del consueto buco. Gli scienziati ritengono che quest’anno il buco dell’ozono sarà il più piccolo mai rilevato dalla metà degli anni Ottanta ad oggi.

Luca Angelini

Powered by Siteground