18 January 2021

Studiamo le perturbazioni: i quattro tipi di FRONTE CALDO

Premessa: un corpo nuvoloso legato all’avvezione, cioè al trasporto, di aria calda si genera essenzialmente entro le strutture di bassa pressione. E’ proprio la confluenza di masse d’aria dalle caratteristiche differenti entro tale pozzo che mette a stretto contatto aria calda e aria fredda costringendole a costruire moti di sfogo verticali lungo alcune linee di confine note appunto come fronti. l termine fronte però, riferito ai soggetti sinottici legati ad avvezioni di aria calda, appare un po’ riduttivo, in quanto lungo i flussi caldi si generano diversi processi fisici legati ad altrettante situazioni, non sempre di tipo frontale.
Per non creare tecnicismi che in via pratica servono a poco e per limitare il nostro interesse alla classificazione di questi soggetti sinottici solo a scopo divulgativo e prognostico, possiamo intrudurre una classificazione che di fatto va a perfezionare l’ormai sorpassata teoria del fronte polare introdotta nei primi decenni del secolo scorso da Bjerknes. Tale classificazione si basa sui procesi fisici che avvengono entro tali strutture e che ci servono per capire e prevedere quali fenomeni dovemo attenderci al loro passaggio sulla nostra zona.

caldo bandaIl fronte caldo di tipo classico

Rimasto tale e quale a quanto descritto dalla scuola sinottica norvegese agli albori della meteorologia moderna. Quando una massa di aria calda inserita in una circolazione depressionaria si sposta verso una massa di aria fredda, tende a sollevarsi sopra di essa risalendone la superficie inclinata. Inclinata pertanto risulterà anche la struttura nuvolosa ad esso associata, anche se di pochi gradi percentuali (impercettibile all’occhio umano). Ne consegue che il suo sopraggiungere sarà annunciato dall’infittimento di nubi alte e stratificate, cirri e cirrostrati, seguite da bande nuvolose via via più basse, come altostrati, altocumuli, fino ai nembostrati. Con le ultime due fasce nuvolose iniziano anche eventuali precipitazioni che in prevalenza si presenteranno sotto forma di pioggia (o neve se la temperatura lo consente), debole o moderata e continua. Al sopraggiungere del fronte, l’aria calda sostituisce quella fredda preesistente generalmente fino al suolo o poco sopra di esso (in caso di inversioni termiche particolarmente rilevanti) e reca poi un miglioramento poco convinto a causa dell’alto tasso di umidità presente della massa d’aria calda stessa.

Il letto di aria calda che precede l’ingresso del fronte ha ricevuto di recente l’attenzione di diversi studi ed è stato separato dalla classificazione originaria di Bjerkness e prende il nome di Warm Conveyor Belt, ossia “nastro convogliatore caldo”. Da notare a tal proposito che le caratteristiche instabili che possono riscontrarsi in tale flusso caldo, possono liberarsi durante il tragitto che l’aria calda compie procedendo verso le nostre regioni, soprattutto nel caso in cui il flusso vada a impattare una catena montuosa. In questo frangente la nuvolosità che si inserisce entro il fronte caldo non sarà stratificata, ma ingloberà anche strutture cumuliformi con rovesci e temporali al seguito.

caldo scudoIl fronte caldo in quota: si tratta di una avvezione di aria calda limitata alle quote superiori dell’atmosfera. Lo possiamo individuare in prossimità di un promontorio anticiclonico ed esattamente sul lato sopravvento dello stesso (generalmente ad ovest) e fin sulla cresta dell’onda. Se lo spessore dell’aria calda che affuisce in altitudine risulta particolarmente stabile, ossia se lungo il suo profilo verticale l’avvezione calda cresce al salire della quota, ne deriva un aumento dello spessore totale della colonna d’aria sottostante. Ciò genera un processo di compressione che determina un aumento dei geopotenziali e dunque rinforza il promontorio di alta pressione menzionato. Di conseguenza la nuvolosità del fronte caldo in quota appare alquanto disorganizzata e costituita essenzialmente da nubi cirriformi che recano al massimo modeste velature e nessun cambiamento dello stato termico negli strati inferiori dell’atmosfera e al suolo, non interessati dalla linea frontale che rimane alle quote superiori.

Il fronte caldo staccato: soggetto sinottico originatosi in seno ad un fronte caldo tipico ma che viene deviato da una diffluenza del vento in quota e spinto (generalmente verso sud o sud-est) entro un’area anticiclonica dove tende a indebolirsi fino alla successiva dissoluzione. Sulla nostra regione arriva generalmente dai quadranti nord-occidentali o non di rado addirittura da nord. Può attraversare le Alpi apportando venti a effetto Foehnparticolarmente miti sul versante sud-alpino ed accompagnarsi a nuvolosità medio alta generalmente legata allo sviluppo di onde orografiche. Non reca precipitazioni, se non locali e deboli sui versanti nord-alpini per i noti processi di sbarramento.

caldo staccatoIl fronte caldo avanzato: struttura che preferibilmente si presenta alle alte latitudini, si rivela quale sorta di linea prefrontale lungo la quale si sviluppa una banda di nubi basse e stratificate che precede la linea frontale vera e propria. Si tratta di prefronte, un’onda d’urto generata da situazioni cicloniche particolarmente attive in avvicinamento. In val Padana e sulla nostra regione può essere classificato come fronte caldo avanzato, pur originandosi per altra via, anche la coperta nuvolosa medio-bassa generata da venti meridionali che si incagliano nel catino padano scorrendo sopra aria più fredda; situazione che occorre preferibilmente nel semestre invernale e che precede di alcune ore il peggioramento vero e proprio. Genera un aumento delle temperature e precipitazioni deboli di pioviggine o al più localmente moderate, di tipo insistente.

Vuoi ora conoscere i tre tipi di fronte freddo?

Luca Angelini

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