18 January 2021

Sul filo dei 50 gradi: viaggio tra i climi più estremi della Terra

Attenzione, articolo ad elevato rischio per chi non sopporta il caldo….  Per tutti gli altri, pensate a quelle roventi giornate estive quando soffia quel vento caldo e secco che scende magari da una catena di montagne poco lontano. In Italia questo vento prende il nome di Favonio ed ha la peculiare caratteristica di scaldare e seccare l’aria. Il risultato più noto è il classico Foehn della valle Padana, il Garbino dell’Adriatico o lo Scirocco del Palermitano.

Perfetto, ora prendete questa situazione favonica, moltiplicatela in potenza e fatela diventare una caratteristica climatica praticamente quotidiana. Ora aggiungete il fatto di scendere di latitudine e a fermarci in piena fascia climatica subtropicale. Ecco fatto: siamo nel triangolo del caldo più rovente, una figura geometrica che racchiude entro i suoi vertici i tre Stati americani del Nevada, del Colorado e dell’Arizona.

Ma non è tutto: caliamoci addirittura sotto il livello del mare. Proprio qui, in questo contesto territoriale, si trova il luogo che ha fatto registrare la temperatura più elevata dell’intero Pianeta. Il valore record è, tra l’altro, anche storia piuttosto recente, essendo stato registrato con certezza strumentale diverse volte dalla fine degli anni ’90 agli inizi del 2.000, ed è di poco meno di +54°C. Ma quale sarà mai questa località così inospitale?

deatPiù che di una località in particolare stiamo parlando di una valle, la valle della morte, ben nota agli Americani come “Death Valley“. Siamo in pieno deserto del Mojave, là dove gli scherzi della Tettonica a Zolle hanno scavato una fenditura che scende ben 86 metri al di sotto del livello del mare.

La valle della morte non fa solo registrare temperature record, una media tra 45 e 50 gradi da maggio a settembre, con tassi medi di umidità intorno al 5%, ma anche valori di piovosità annuale praticamente irrilevanti. Pensate che mediamente sulla zona cadono tra i 3 e i 5 millimetri di pioggia all’anno! E quando piove il deserto può cambiar volto per alcune ore, con la sabbia che fiorisce. Per il resto possiamo trovare i resti di antichi laghi, identificabili tramite distese di cristalli salini simili a neve.

Ma perchè tutto questo secco? Ve lo abbiamo accennato all’inizio: la zona si trova sotto il tiro quasi costante delle correnti occidentali provenienti dall’oceano Pacifico, le quali sono costrette a scavalcare l’imponente barriera delle Montagne Rocciose provocando una permanente situazione favonica subtropicale.

Sono zone particolarmente suggestive, perfino protette tramite l’istituzione di un Parco Nazionale. Naturalmente possono essere visitate solo in alcuni periodi dell’anno e, durante l’estate, solamente durante la notte, quando la secchezza estrema dell’atmosfera favorisce una estrema escursione termica e quindi valori termici notturni sopportabili. Ma domani sarà nuovamente giorno…

Luca Angelini

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