TEMPORALI in montagna, pericolo troppo spesso sottovalutato

Ancora oggi, a sei anni di distanza, mi chiedo quale sia stato il destino di quei puntini sul ghiacciaio, spariti nelle fauci di un cumulonembo mentre alle 16 di una calda giornata di inizio luglio, salivano verso le vette del Monte Rosa. Dopo una mattinata di sole, pur con qualche segnale premonitore utile a far drizzare le antenne a chi ha l’occhio fino sui segni del cielo, d’improvviso un colpo di vento, tutto si copre di una nebbia sempre più scura; è un attimo: un fulmine squarcia la pace di quel luogo, oltre 3.500 metri di quota e il botto impressionante che segue solo in leggera differita si fa sentire fin dentro la cassa toracica.

E’ solo l’inizio di un temporale che in circa mezz’ora lasciò sul terreno 7 centimetri di neve fresca fino a 2.600 metri di quota. Noi siamo al sicuro in rifugio ma molta gente era ancora in giro per cime e ghiacciai fin oltre i 4.000 metri, qualcuno appunto stava addirittura salendo, contravvenendo alle più semplici regole basilari dell’alpinismo su ghiacciaio. Che fine avranno fatto quelle persone? Quante di loro avevano consultato i bollettini meteorologici prima di partire?
A volte evitare i pericoli derivanti da un temporale improvviso in montagna (ma la regola vale per qualsiasi luogo, anche in città) può salvare la vita. Prima di mettersi in marcia per intraprendere lunghi percorsi in alta quota sarebbe opportuno accertarsi di farlo in condizioni di tempo stabile o quantomeno nelle prime ore della mattinata, quando il rischio di temporali è minore, perchè limitato essenzialmente ad eventuali passaggi frontali (perturbazioni), ben individuabili. Se poi il brutto tempo ci coglie all’improvviso sarebbe opportuno abbandonare creste, cime e ripiegare su zone meno esposte, comunque lontano da eventuali oggetti isolati, ricordando che le cariche elettriche si affollano proprio in prossimità di punte e spigoli.
Ricordate anche che gli oggetti metallici sono ottimi conduttori di calore e di elettricità e possono utilizzare il nostro corpo come ponte, quindi sarebbe opportuno disfarsene. Sappiate anche che i fulmini sono “pigri”, scelgono sempre la via più breve per giungere a terra; se siamo quindi nei pressi di un rifugio o di una baita non rimaniamo sulla soglie d’ingresso: se il fulmine colpisse l’edificio potrebbe utilizzare il nostro corpo come ponte tra gli stipiti di porte e finestre e il terreno con conseguenze facilmente immaginabili.
Un ultimo consiglio: se nell’imminenza evidente di un temporale in montagna qualcuno vi suggerisse di proseguire ugualmente (vi assicuro di averlo sentito molte volte), non dategli ascolto. Lo potrete fare non appena il fenomeno si sarà esaurito, non più di 1 o 2 ore. I fenomeni passano, le montagne restano.
Luca Angelini

TEMPORALI in montagna, pericolo troppo spesso sottovalutato

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