19 July 2018

Tornado sempre più violenti? La “tropicalizzazione” non c’entra

Nel recente anniversario (quasi bissato) del tremendo tornado che l’8 luglio 2015 devastò i comuni di Mira e Dolo, nel Veneziano (vedi figura qui sotto), torna utile qualche riflessione. Cambia il tempo, arrivano i temporali, ci scappa anche il tornado ed ecco subito che si leva in blocco un quesito mai risolto: “E’ colpa della cosiddetta (e inflazionata) tropicalizzazione del clima“?

Anzitutto chiariamo: il tornado non è un fenomeno tipico delle zone tropicali. I tornado più intensi, cioè mesociclonici (quelli legati alla presenza di un temporale a supercella), sono tipici e frequenti alle medie latitudini o, se vogliamo, nella fascia climatica temperata (la nostra). Sulle aree tropicali se ne hanno ben pochi (ed in genere del tipo landspout, ovvero non legati a supercelle, e quindi meno violenti).

Questo perchè alle medie latitudini possono interagire, a breve distanza, masse d’aria dalle caratteristiche fisiche diverse, solitamente una calda e umida e una fresca e più asciutta (meccanismo baroclino). Ai tropici invece, per definizione, la massa d’aria è omogenea e, per questo, non può esistere un windshear (rapida variazione in velocità e direzione tra i vari livelli troposferici) sufficiente nel campo del vento grazie al quale una corrente ascensionale possa, ruotare su sé stessa assumendo asse verticale e condurre all’innesco di un tornado. Ai tropici ci sono altri tipi di tempesta che si originano in ambiente barotropico (in assenza di masse d’aria diverse).

Quindi una eventuale tendenza a maggior frequenza di tornado non è legata alla tropicalizzazione (che non non deve essere confusa con “riscaldamento globale“).

Se ci piombano addosso onde di calore di particolare severità (sempre più frequenti e prolungate e questo è un dato di fatto) si pongono i n esser le condizioni favorevoli ad un mix particolare “molto shear (diverso taglio di vento con la quota) e molto CAPE (energia disponibile per la formazione di temporali)”.

Si tratta dunque di un fattore prettamente termodinamico, per cui: la tropicalizzazione non c’entra (ed al limite la dobbiamo andare a cercare nell’intensità di pioggia nell’unità di tempo, aumentata anche quella), ma l’eccessivo riscaldamento nei medio e bassi strati, e il fatto di avere onde di calore estremamente severe, riveste sicuramente un ruolo nell’accrescere frequenza, ma soprattutto l’intensità di tempeste severe con associati fenomeni vorticosi, giacché incide sensibilmente sui valori di energia potenziale convettiva disponibile, il CAPE appunto.

Il fatto che cominci a vedersi con maggiore frequenza qualche EF3 (se non EF4, anche se la classificazione dell’intensità del tornado di ieri richiederà analisi approfondita) deve destare qualche preoccupazione, ed il legame di essi con l’eccessivo riscaldamento dei bassi strati nel periodo primaverile estivo (pianura padana) non è affatto campato in aria. Storicamente è vero che tornado molto severi hanno investito in passato la nostra penisola, ma la percentuale di vortici di magnitudine uguale o superiore al grado EF2/EF3 comincia a mostrare un segnale d’incremento che definirei meritevole di attenzione.

Pierluigi Randi e Luca Angelini

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