17 July 2019

Tra veleni e palliativi, ecco come ci può avvelenare un’alta pressione

Come tutti gli inverni, puntuale come un orologio, si presenta lui; no, non il freddo, quello non si vede da qualche anno, stiamo parlando del famigerato blocco del traffico. Alla fine degli anni ottanta, nell’era dei super anticicloni invernali che ci spinsero a regolare l’immissioni di veleni nell’atmosfera, l’invenzione straordinaria che sembrava dover stravolgere la nostra vita (e la nostra salute) era quella della marmitta catalitica.

Da allora sono passati più di vent’anni durante i quali le norme antinquinamento si sono fatte via via più serrate, ancor più oggi con l’intrusione nei fatti nostri da parte dell’Unione Europea. Batti e batti però la gente ha mangiato la foglia e ha capito che tutto questo girotondo di balzelli poco ha influito sulla nostra salute e molto nelle tasche di chi produce inquinamento. Si, perchè rispetto ad allora i veicoli in circolazione, per quanto indubbiamente più puliti, sono molti di più e il carico di inquinanti è certamente aumentato.

Esiste una legge che impone per le città un tetto massimo di giornate “rosse”, dove il livello di polveri sottili supera un particolare limite, oltrepassate le quali dovrebbero scattare delle soluzioni “drastiche” al problema. Quali? L’incentivo ad usare i mezzi pubblici? Nemmeno per sogno, l’incentivo a cambiare auto, la quale di classe in classe (Euro 0, 1, 2 ecc.), rimane comunque un veicolo inquinante. Basti pensare che per trasportare la media di una sola persona, si spostano in media 1.200 chili di ferro, quando un vecchio autobus può trasportare 40 persone inquinando certamente meno di 40 automobili nuove.

A questo punto, constatato che le auto inquinano, non se ne disincentiva l’acquisto, ma si scoraggia l’utilizzo, in che modo? Proprio con l’inutile provvedimento delle targhe alterne o del blocco della circolazione, che dovrebbe essere totale ma che in realtà, grazie a deroghe, agevolazioni, eccezioni, conoscenze e via dicendo, è solo per un terzo dei veicoli in circolazione (al netto dei trasgressori), una parte quasi irrilevante rispetto a tutte le altre fonti di inquinamento.

Così si fermano le auto, con tanto di ritorno economico per gli enti contravventori (perchè è quello lo scopo del provvedimento), ma contemporaneamente si permette la normale attività di decollo negli aeroporti. Volendo fare confronto infatti, una stima per difetto paragona l’inquinamento di ogni aereo in decollo a quello di 500 auto Euro 0. L’aeroporto di Malpensa, ad esempio, equivale a 300 mila auto al giorno, quello di Linate a 150 mila auto, quello di Capodichino (Napoli) conta 142 movimenti (decolli e atterraggi) al giorno di media giornaliera, equivalente a 71 mila automobili Euro 0. In pratica si muore di più per gli scarichi che per gli incidenti, senza parlare delle attività industriali e dei riscaldamenti civili, che occupano anch’essi una buona fetta del parco di veleni in circolazione.

I risultati, impressionanti, sono ben visibili nella figura qui sopra, gentilmente prestata dall’Università degli Studi Tor Vergata (Roma), segnalata dal meteorologo Filippo Thiery e riferita a quella zona periferica di Roma (quindi pensiamo a cosa potremmo respirare ad esempio se ci trovassimo invece in centro a Milano…). Sotto quei vetrini c’è esattamente ciò che finisce nei nostri polmoni nell’arco di 24 ore al nostro ritmo di respirazione in condizioni di riposo (se poi stiamo camminando possiamo tranquillamente triplicare o più tale miscela). Il trascorrere delle ore si legge dall’alto verso il basso e ogni striscia indica le rilevazioni di una giornata, comunque quello che conta credo l’abbiate capito.

Report Luca Angelini

Ecco come ci può avvelenare un’alta pressione