26 June 2019

Trentino e Alto Adige, candele anti freddo per salvare le colture

Se la primavera lancia il sasso e poi nasconde la mano, il freddo tardivo che ne consegue può creare solo danni.

Per questo i coltivatori del Trentino e dell’Alto Adige hanno utilizzato un metodo davvero inusuale per scongiurare il concreto pericolo delle gelate notturne, predisponendo nelle vallate candele accese per alzare la temperatura, creando così anche uno spettacolo veramente suggestivo ed insolito.

Insolito come le temperature rigide di questi ultimi giorni, che non si registravano, nel mese di maggio, dall’ormai lontano 1987.

In Alto Adige, dove è prevalente la coltura del melo, sono state attivate le girandole anti-brina, che scongiurano la formazione di ghiaccio sui rami proteggendo i piccoli frutti appena spuntati. In Trentino i fuochi anti freddo sono stati predisposti soprattutto in Val di Non e in Valsugana, allo scopo di proteggere i meleti e i vigneti.

Finora il sistema ha funzionato, anche aiutato dal fatto che lo zero termico – inversioni termiche a parte – non è mai sceso sotto i 500 metri.

In termini di NEVE, ecco i precedenti di rilievo: la nevicata dell’8 giugno 1956 che coprì di fiocchi bianchi le strade del Giro d’italia in Trentino consegnando alla leggenda il ciclista Charly Gaul, quella del 15 aprile 1962, quando a Trento città caddero 28 centimetri di neve fresca, quella del 16 aprile 1998, con un manto bianco di 3 centimetri, infine quella del 23 maggio 2013 che imbiancò le vallate fino a 800 metri di quota (fonte Meteotrentino).

Report Luca Angelini

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